Chi aiuta gli adolescenti gay?

A poco meno di un mese dall’inizio della scuola, chi pensa agli adolescenti gay?

di robo


L’iperconnettività che sempre più caratterizza questi nostri tempi è servita, tra le altre cose, ad aggiornare le agende dei mezzi di comunicazione di massa e dei governi. Un drammatico esempio di questa influenza è la crescente diffusione del bullismo omofobico di cui molti adolescenti gay sono vittime nelle scuole da parte dei loro colleghi eterosessuali.

La rapida diffusione di video su YouTube e su altre piattaforme simili con messaggi di studenti vittime di bullismo che poi si sono suicidati ha posto tutti dinanzi a una sfida educativa complessa che è al contempo di livello storico e mondiale. Tale sfida ha avuto una rilevanza pubblica nel corso degli ultimi anni e si è radicata mediaticamente nei vari contesti socio-culturali, a partire dalla realtà statunitense.

Le morti di giovani gay hanno dato origine a diverse iniziative di organizzazioni lgbt. Forse la più nota è It Gets Better, dell’attivista Dan Savage che a settembre 2010 ha postato su YouTube la propria testimonianza di uomo gay realizzato, per portare speranza ai giovani che combattono ogni giorno contro il bullismo. Il video ha avuto enorme successo e l’iniziativa ora ha moltissimi sostenitori, tanto gay quanto etero, a partire da nomi illustri come, per esempio, Barack Obama, Hillary Clinton, Daniel Radcliffe, Ellen DeGeneres, Anne Hathaway, Colin Farrell, Katy Perry, Justin Bieber, Cher, Alexander Skarsgård, Adam Levine, Joe Manganiello… solo per citare alcuni nomi.

Altra iniziativa simile è Straight but not Narrow, rivolta principalmente agli adolescenti eterosessuali e con testimonial giovani eterosessuali: l’idea di base è quella di invitare i giovani ad avvicinarsi con normalità ai vari orientamenti sessuali e ad accettare con naturalezza l’esistenza di persone lgbt nella società. Allo stesso tempo la campagna si rivolge ai giovani gay per invitarli a non aver paura dei propri sentimenti. A Straight but not Narrow hanno aderito, tra gli altri, Avan Jogia, Josh Hutcherson e Cory Monteith.

Parlare di omosessualità a scuolaAl di là di testimonianze pubbliche di governanti e artisti di vario genere, cosa si è fatto, però? Non risulta ci siano progetti concreti nei settori dell’educazione. Stando all’ultima inchiesta nazionale sul clima scolastico negli USA, meno della metà degli studenti gay (il 44,6%) riferiscono che c’è una sorta di alleanza gay-etero nella propria scuola. Poco più della metà degli studenti (il 53,4%) ha potuto individuare sei o più educatori disposti a offrire loro sostegno e solo il 18,2% ha detto di frequentare una scuola con una ben precisa politica anti bullismo.

Questo succede negli USA. E in Italia? Chi aiuta gli adolescenti gay nel nostro Paese? Chi si fa carico di far loro sapere che sono persone normali come gli altri studenti? Chi si fa vicino alle vittime del bullismo? A poco meno di un mese dalla riapertura dell’anno scolastico, quali strategie adotteranno le scuole per poter aiutare gli studenti a crescere non solo dal punto di vista culturale ma globalmente?

Magari, nell’attesa di un’iniziativa comune indirizzata specificatamente alle ragazze e ai ragazzi italiani, genitori e docenti delle superiori potrebbero leggere il libro Parlare di omosessualità a scuola. Riflessioni e attività per la scuola secondaria (di Antonella Montano ed Elda Andriola, Erickson Edizioni), di cui abbiamo avuto già modo di parlare. Un piccolo passo, certo. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Via | Sentido G
Foto | Flickr

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