Proust, Barbette e gli “Usi e costumi” di Irene Brin

Bella ed altera, la Brin portò in un’Italia ancora provinciale una nuova, sfolgorante visione

di Giorgio


Per decenni Irene Brin scrisse superbamente di moda, arte e costume. La sua figura elegante e sofisticata divenne nell’Italia del dopoguerra e del boom economico quasi una leggenda (Maria Bellonci ne fece un bellissimo ritratto nel suo Pubblici segreti). Così, dagli articoli per Longanesi a quelli per Harper’s bazaar (la moda e la cultura in quegli articoli si fondevano in una suggestione tutta patrizia) il passo non fu particolarmente difficile od arzigogolato, bastò infatti che incantassero (insieme ad un abito che la Brin indossava mentre passeggiava per New York) l’incontenibile ed incontentabile Diana Vreeland.

Ovviamente non siamo qui per parlare di questo, ma degli scritti che la Brin compose negli anni difficili del fascismo, dove con tono lieve e mondano – ma capace di scendere veloce ed acuto nel sostrato delle cose – affrontò argomenti rigorosamente tabù per quei tempi; dalla famosa Albertine proustiana che senza timore identificò con un uomo al mondo delle drag queen, dove campeggia uno squisito e mosso ritratto della celebre Barbette che, come diceva la stessa Brin, a Parigi faceva ogni sera strage di cuori.

Nella gallery: Irene Brin e Barbette (ritratta sia sulla scena che dietro le quinte)

Proust, Barbette e gli Usi e costumi di Irene Brin
Proust, Barbette e gli Usi e costumi di Irene Brin
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