Il doodle di Google dedicato alle Olimpiadi di Sochi era prevedibile; che fosse, però, un doodle rainbow nessuno se l’aspettava e dev’essere stato un brutto colpo per la Russia dal momento che anche la versione in cirillico del motore di ricerca era uguale a quello del resto del mondo, con il principio della Carta Olimpica tradotto nella lingua della Russia.

Ma Google non è l’unica azienda che è diventata rainbow per protestare contro l’omofobia delle leggi che vigono in Russia e che sminuiscono i Giochi olimpici invernali. Channel 4 ha modificato il proprio logo, come vi abbiamo raccontato, e ha realizzato uno spot pro LGBT trasmesso in occasione dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Anche il Guardian si è tinto di rainbow: la g di Guardian (ma anche di gay) è dei colori della bandiera del movimento omosessuale per tutto il periodo dei Giochi olimpici invernali.

Molti siti, inoltre, hanno introdotto qualche elemento grafico per mantenere desta l’attenzione su quanto accade in Russia. Qui su Queerblog ne parliamo da mesi, da molto prima che la notizia diventasse così seguita, perché siamo convinti che solo informando si può avere un mondo migliore.

Diverse organizzazioni LGBT, come Athlete Ally, All Out e GLAAD, hanno lanciato Principle 6, una campagna internazionale per ricordare al CIO il principio 6 della loro Carta Olimpica. A Principle 6 hanno aderito anche Greg Louganis e Belle Brockhoff. Molti artisti in giro per il mondo hanno realizzato immagini che rappresentano la normalità dell’amore tra persone dello stesso sesso: vi abbiamo segnalato tempo fa la bella gallery di Anne Goodson che, con la sua agenzia artistica, ha reinterpretato in chiave rainbow alcune delle icone classiche della cultura russa.

È importante non abbassare la guardia e istituire dicotomie tra “mondo dello sport” e “resto del mondo” (come ha fatto Jury Chechi) perché, non dimentichiamolo, le persone LGBT in Russia vengono quotidianamente vessate semplicemente perché amano.

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