John Horne Burns: Napoli, amore mio

Proprio la galleria Umberto I di Napoli è al centro del romanzo d’esordio di Burns

di Giorgio


John Horne Burns viene oggi ricordato per il romanzo d’esordio: La Galleria. Un piccolo classico nel suo genere che quando fu pubblicato nel 1947 ricevette encomi ed elogi da più parti, tanto che il giovane scrittore finì insieme ad altri talenti emergenti sulle prestigiosa copertina di Life. Un libro di ambientazione napoletana, a più voci, che in qualche modo rifletteva sia le esperienze di Burns come censore (durante la guerra avuto il compito di leggere ed eventualmente censurare le lettere dei prigionieri) sia i suoi incontri nei fumosi ed affollatissimi bar gay di Napoli (l’omosessualità in letteratura non era un tema così comune in quegli anni).

La stessa critica che l’aveva osannato, facendogli toccare il cielo con un dito, gli voltò le spalle con Lucifer with a book, il suo secondo libro. Le recensioni furono così raggelanti che Burns decise di lasciare definitivamente l’America. Trasferitosi in’Italia (vi è una bellissima testimonianza di Indro Montanelli che lo incontrò di persona), il giovane scrittore si impegnò allora nella stesura di un nuovo romanzo, sperando in una riscossa, ma ancora una volta le recensioni furono impietose. Senza appello. La sua carriera di giovane talento era ormai secondo i critici finita. Alcolizzato e vinto, ma con un nuovo ed inutile tentativo nel cassetto, Burns si spense improvvisamente per una emorragia l’undici agosto del 1953. Non aveva ancora compiuto 37 anni.

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