Bambina di salute cagionevole, Harriet Hosmer fu sempre incoraggiata dal padre, medico, all’esercizio fisico. Un’ educazione ante-litteran al fitting, potremmo chiamarla così, che la portò ad essere anche da adulta un’ ottima cavallerizza ed una provetta canoista.

Tuttavia la sua passione più grande (e che le avrebbe portato poi anche la fama) fu per la scultura. Sempre sostenuta dal padre che le insegnò, tra le altre cose, l’anatomia, la Hosmer iniziò prestissimo a modellare creta e marmo, a dare vita a figure che sembravano librarsi nell’aria, incuranti della materia pesante ed inanimata da cui nascevano.

La vera svolta nella vita della giovane artista arrivò tuttavia in Italia, dove entrò in contatto con un importante circolo di artisti, stringendo amicizia sia con lo scrittore Nathaniel Hawthorne che la poetessa Elizabeth Barrett Browning e legandosi soprattutto per la vita (la loro relazione durò ben venticinque anni) a Lady Ashburton, giovane vedova del barone Bingham Baring.

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