Matrimoni gay: la Commissione Giustizia del Senato USA approva il Respect for Marriage Act

Disegno di legge pro matrimoni gay riceve il via libera dalla Commissione Giustizia del Senato USA

di robo


La Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti d’America ha dato l’approvazione – con 10 voti favorevoli contro otto contrari – al Respect for Marriage Act, legge che, se approvata, abrogherebbe il DOMA (Defense of Marriage Act), permettendo così che i matrimoni tra persone dello stesso sesso siano riconosciuti dall’amministrazione federale e godano di tutti i benefici. Sebbene tale legge abbia ben poche possibilità di avanzare con l’attuale composizione del Congresso, si tratta di un passo la cui importanza simbolica non è da sottovalutare.

Il progetto di legge – presentato dalla senatrice della California Dianne Feinstein (in foto) – ha buone possibilità di essere discusso dal Senato, in cui c’è la maggioranza democratica permetterebbe di coltivare buone speranze (anche se l’esito non sarebbe scontato: è probabile che un certo numero di senatori democratici si opponga). Tuttavia è praticamente impossibile che la legge passi alla Camera dei Rappresentanti, in mani repubblicane dopo le elezioni del novembre 2010. Lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, si oppone anche al fatto che la discussione venga calendarizzata.

L’abrogazione del DOMA ha l’esplicito sostegno del presidente Barack Obama, dell’ex presidente Bill Clinton (durante il cui mandato il Congresso approvò il DOMA) e anche di Bob Barr, il congressista repubblicano che ne fu promotore.

Il DOMA spesso contestato nei tribunali

Indipendentemente dal processo legislativo iniziato, il DOMA è sempre più contestato nei tribunali. A luglio di quest’anno, per esempio, Erich Schneiderman, procuratore generale di New York, si schierava a favore di Edie Windsor, una vedova residente nella Grande Mela che alla morte della sua sposa non ha potuto accedere a una serie di benefici fiscali in materia di eredità e ha dovuto versare 360mila dollari in tasse. La Windsor sostiene che il mancato riconoscimento del suo matrimonio da parte dell’amministrazione federale ha violato le garanzie di uguaglianza contenute nel Quinto Emendamento della Costituzione degli USA, esigendo delle tasse che non sarebbero state chieste se il coniuge fosse stato un uomo. La presa di posizione di Schneiderman non è stata la prima di un procuratore generale con il DOMA: nel giugno del 2009 anche il procuratore generale della California, Jerry Brown – oggi Governatore – si espresse con il DOMA come anche nel luglio del 2009 fu la volta di Martha Coakley, procuratrice generale del Massachusetts a presentare una domanda contro il Governo federale per lo stesso motivo.

Lo scorso mese di luglio, inoltre, il Tribunale Federale Fallimentare del Distretto Centrale della California sentenziava a favore di una coppia gay che chiedeva di beneficiare della legislazione federale sulla bancarotta, cosa questa che è permessa alle coppie etero sposate. Il Tribunale, con una maggioranza schiacciate (su 25 giudici in 20 erano favorevoli) sentenziò a favore della coppia, stabilendo proprio che il DOMA violava il Quinto Emendamento.

A tutte queste contestazioni ora si unisce anche un elemento nuovo: se nel 2009 e nel 2010 l’amministrazione Obama litigava nei tribunali per difendere la costituzionalità del DOMA, da alcuni mesi ha smesso di farlo. Un gesto che non piace per niente ai repubblicani della Camera dei Rappresentanti che, basandosi sulla propria maggioranza, hanno deciso che fosse proprio la Camera ad assumere la difesa giuridica del DOMA.

Google, Microsoft e Starbucks contro il DOMA

Non solo i tribunali, ma anche la società civile si pone contro il DOMA. Un esempio è quanto accaduto pochi giorni fa: settanta imprese hanno presentato a un tribunale del Massachusetts un amicus curiae (letteralmente “amico della corte“: espressione con la quale ci si riferisce a chi, pur non essendo parte in causa, offre volontariamente informazioni alla corte su un aspetto della legge o su altre parti del caso, per aiutare la corte a decidere) contro il DOMA, argomentando che questa legge li obbliga a discriminare i propri impiegati in funzione del fatto che siano sposati con persone del proprio sesso o del sesso opposto. Tra queste imprese figurano anche Google, Microsoft e Starbucks.

Via | Dos Manzanas
Foto | Ambiente G

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