Il mal di vivere di Klaus Mann

Nononostante il talento e la bellezza, Klaus Mann non riuscì a sfuggire a quel mal di vivere che giorno dopo giorno faceva terra bruciata della sua anima

di Giorgio


Un’ombra fonda, invernale, occupava l’anima di Klaus Mann (Monaco di Baviera, 18 novembre 1906 – Cannes, 21 maggio 1949); un mal di vivere che, nonostante un temperamento dinamico e generoso, non riuscì mai ad esorcizzare nelle sue opere, a liberarsene come aveva fatto invece il padre Thomas nei suoi famosi romanzi. Giornalista, scrittore e drammaturgo di talento, il giovane Klaus era continuamente schiacciato dalla fama del celebre genitore. Entrambi omosessuali avevano scelto però due strade molto diverse e questo, inevitabilmente, acuii le divergenze tra i due.

Omosessuale dichiarato, Klaus visse sulla propria pelle attacchi e maldicenze, ma non rinunciò mai ad essere se stesso. Trasferitosi in America nel 1936, Klaus Mann incontrò Thomas Quinn Curtiss, sceneggiatore e critico di Variety, che divenne il suo compagno di vita. Gli anni americani furono quelli delle tante frequentazioni brillanti, di Princenton, delle amicizie con Isherwood and Auden. Ma quell’ombra che lo seguiva ovunque andasse sin dall’adolescenza, sembrava allargarsi sempre di più, farsi sempre più minacciosa. Impossibile ormai arginarla o gettarla nel fuoco con un semplice gesto della mano. A soli 42 Klaus Mann decise di farla finita con una dose di barbiturici. Era il 21 maggio e Cannes in piena fioritura.

Via | Bandofthebes

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