I rigurgiti omofobi della chiesa cattolica

In questa settimana ci sono stati diversi eventi che mostrano come l’omofobia della chiesa cattolica sia sempre viva e vegeta.

di robo

A ben guardare in questa settimana c’è stata una recrudescenza omofoba da parte di vari settori della cristianità: chissà forse la Pasqua e le odierne canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II li avranno fatti ringalluzzire. Nulla di nuovo sotto il sole: e a tal proposito vi postiamo il video di Luciana Littizzetto che nel 2008 criticava fortemente la scelta del Vaticano di non depenalizzare l’omosessualità.

Tutto è cominciato proprio il giorno di Pasqua quando Mario Vargas Llosa, Premio Nobel per la letteratura, ha puntato il dito contro l’omofobia della chiesa cattolica, denunciando l’oscurantismo aggressivo delle gerarchie ecclesiastiche, soprattutto per quel che riguarda la parità matrimoniale. Subito i vescovi del Perù (ricordiamo che Vargas Llosa è peruviano) hanno emesso una nota in cui, battendo i piedi, dicevano che loro hanno tutto il diritto di dire quello che pensano perché c’è in ballo la salvezza eterna dell’anima. A loro giudizio, quindi, chi si occupa del ben-essere su questa terra non deve aprire bocca, mentre loro possono sempre dire tutto su tutti.

E a riprova di questo oscurantismo, vi abbiamo segnalato la tremenda notizia giunta dall’Uganda in cui un vescovo ha auspicato la “pulizia delle città” dai gay: un vero e proprio invito al genocidio e alla pulizia etnica. Ci chiediamo quale vangelo abbia letto monsignor Charles Wamika. il vescovo in questione.

Certamente la situazione non è destinata a migliorare, perché, purtroppo, il fanatismo religioso è difficile da estirpare. Se poi ci mettiamo personaggi come Alfonso Signorini che, da gay, considera l’omosessualità con sfumature peccaminose, o anche la coppia gay di Latina che scrive a papa Francesco per vedere riconosciuto un diritto umano per il quale non serve certo una benedizione pontificia, ci rendiamo conto che il cammino da fare è ancora lungo, molto lungo, troppo lungo.

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