Milano: coppia gay aggredita in centro tra l’indifferenza generale


La Repubblica ha pubblicato la storia drammatica di una coppia di ragazzi gay aggrediti a Milano. In pieno centro. Per intenderci, a poche centinaia di metri dal Duomo. In via Torino. E non a notte fonda o al mattino presto. Alle 19.30 si sabato sera. Al weekend. In una strada piena di gente ad ogni ora. Ecco alcuni stralci della lettera inviata al direttore e che potete leggere qui. Omofobia? Forse no, forse sì. Semplicemente folle violenza:

“Tre ragazzi di una banda, una delle tante – mi dicono al commissariato – che hanno dato sfogo a una violenza senza significato. Contro me e contro il mio compagno William. Vorrei potervi dire che questa vicenda si aggiunge ai tanti episodi catalogati come violenza omofobica, almeno avrebbe avuto una sua nobiltà di cronaca e un suo significato semplice. Ma no. Si è trattato di una banale violenza, senza significato e senza motivo, solo di una banda di ragazzi minorenni forse filippini, forse sudamericani, non so e non conta neanche tanto”

E la violenza è stata spietata:

“Erano tre e poi sono diventati tanti. Spintoni e pugni, tanti pugni. In quel momento non capisci bene cosa stia accadendo. Pensavo solo “copri il volto, copri il volto”. L’ho fatto e sono finito contro una serranda. Poi ho aperto gli occhi, c’era William che mi diceva di stare tranquillo, che era tutto finito”

Ad aiutarli, una persona che forse non doveva nemmeno essere presente:

“Tanta gente intorno a noi ma nessuno aveva chiamato la polizia. Ci hanno raccontato che a salvarci è stato un ragazzo di colore, forse anche lui non proprio in regola visto che al momento dell’arrivo dell’ambulanza è fuggito via. Forse non aveva il permesso di soggiorno e secondo me lo meriterebbe. Ero lì contro la serranda aspettando che finissero. Non c’era nessuno ad aiutarci; forse le tante persone accanto a noi avevano le mani impegnate a reggere le borse del loro scintillante shopping. Dei ragazzi non italiani ci hanno picchiato, un ragazzo non italiano ci ha salvato. “

E poi i tanti interrogativi post aggressione:

“Ci sono tante domande in tutta questa storia. Perché tanta violenza? Perché non c’era nessuno a intervenire? Come è possibile in pieno centro a Milano essere aggrediti così? Dove sono le autorità che dovrebbero vigilare? Al comando di polizia siamo stati per un paio d’ore. Ci dicono che si è trattato di un episodio di bullismo, uno dei tanti. Di quei ragazzi un po’ rapper, con le croci appese alle felpe, croci senza significato, un po’ come la mia firmata da stilisti famosi. Mi ripetevo: extracomunitari uguale violenza e delinquenza. Poi è iniziato il fotoriconoscimento: tantissimi ragazzi minorenni, senza guida. Erano tanti, tutti liberi, tutti fuori, tutti in giro in tante Via Torino. E, sorpresa, c’erano italiani, filippini, africani, cinesi, italiani, inglesi, sudamericani e ancora italiani. Perché in fondo la violenza, purtroppo, non ha nazionalità”

Infine, il commento disilluso e amareggiato del protagonista, che si presenta. E’ Paolo:

“Io e il mio William siamo qui a raccontare questa storia perché siamo stati fortunati. I nostri lividi e dolori passeranno, come spero tornerà presto quella leggerezza nel passeggiare nel centro illuminato di Natale di questa bella città. Sono Paolo, e passeggiavo in Via Torino alle 19.30 di sabato sera.”

Un abbraccio da Queerblog a Paolo e William e ai tanti ragazzi che hanno vissuto tristi esperienze simili.

Vi ricordiamo che potete mandarci mail per raccontare la vostra storia (omofobia, amore, dubbi, gioie, dolori, raccontarci di voi) scrivendo a info@queerblog.it. Vi pubblicheremo volentieri, rispettando l’anonimato (se desiderato).