Altolà alle famiglie gay o alle famiglie che accolgono anche gay e lesbiche. A Bologna non si placa la polemica sulla Consulta della famiglia, nella quale avevano chiesto di entrare anche Agedo e Famiglie Arcobaleno, in rappresentanza delle realtà familiari minoritarie, ma presenti in città.

Dopo una lunga polemica – con in prima fila Lega, Udc e Curia bolognese impegnate a dire no e il Pd, come al solito, diviso fra laici e clericali – sembrava che l’apertura alle realtà lgbt fosse cosa fatta, ma adesso è arrivata una nuova tegola, anche più pesante delle precedenti: 10 associazioni familiari, delle 18 che già fanno parte della Consulta, hanno detto No all’ingresso di Agedo e Famiglie arcobaleno, invitate dal Comune.

Secondo il “fronte del No” ormai che la Consulta è stata attivata, il Comune non può più intervenire e devono essere le associazioni che ne fanno parte a decidere chi può entrare e chi no. Ma loro da chi sono stati chiamati? Dal Comune, ovvio. E chi devono rappresentare? I cittadini del Comune. Non si capisce, quindi, a che titolo possano arrogarsi un diritti di veto.

Ma chi sono queste associazioni che hanno presentato una diffida, affidandola al presidente delle Acli Francesco Murri.

Le altre firme sono quelle del Servizio accoglienza vita, di Sidef, di Famiglie nuove movimento dei Focolari, di Famiglie per l’accoglienza, del Centro Dore, di Club punto g, dell’Mcl provinciale, del Circolo Mcl Pastore e del Centro internazionale di economia sociale.

Ma che orientamento hanno queste associazioni? Ah!, sono tutte cattoliche. Ma i cattolici hanno forse il monopolio della Famiglia? Se non gli piace la Consulta formata in Comune possono sempre crearne un’altra in Curia. Forse è quello il posto giusto per loro. Sta di fatto che per adesso la riunione della Consulta è stata congelata e rinviata: un pessimo segno di esclusione e apartheid verso le minoranza. Saranno cattolici, ma non mi sembrano molto cristiani.

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