Violette Leduc e il dramma dell’autostima

La vita di Violette Leduc fu da subito in salita.

di Giorgio


Figlia illegittima di una cameriera, Violette Leduc si trovò fin dall’infanzia a dove combattere con una totale mancanza di autostima, causata forse dal comportamento a tratti ostile della madre. Finita la prima guerra mondiale la scrittrice iniziò a frequentare il collegio di Douai dove ebbe due relazioni lesbiche, prima con una compagna, poi con l’insegnante di musica che fu brutalmente allontanata dalla scuola non appena la relazione fu scoperta. Falliti gli esami di maturità, Violette Leduc, che si era nel frattempo trasferita a Parigi, iniziò a lavorare come semplice telefonista, ma il suo talento di scrittrice attrasse immediatamente l’interesse di Simone de Beauvoir che la spronò a continuare su quella strada. A non darsi per vinta.

Il suo romanzo d’esordio L’asfissia fu infatti ben ricevuto, meritandosi gli elogi di nomi importanti e di non facile accontentatura come Jean Paul Sartre e Jean Cocteau. Il gran successo però arrivò anni dopo con la pubblicazione della Bastarda che solo per una manciata di voti non vinse il Goncourt (1964). Il romanzo chiaramente autobiografico raccontava con candore e senza velature (quasi uno scandalo per quei tempi) anche dei suoi amori con le donne. Colpita da un tumore al seno, la Leduc morì nel 1972 quando aveva da poco compiuto 65 anni.

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