Willa Cather, la voce delle praterie

Willa Cather ci ha raccontato la vita dei pionieri. Quella vita difficile ma operosa che ha fatto grande l’America.

di Giorgio


Vincitrice del Pulitzer nel 1922, Willa Cather rimane a quasi sessantacinque anni dalla morte una delle figure centrale della letteratura americana. Nota ed amata soprattutto per i suoi romanzi di frontiera, popolati di gente povera, ma operosa che aveva abbandonato l’Europa del Nord-est per inseguire caparbiamente, a testa bassa, una grande speranza in una terra lontana e sconosciuta. Nata in Virginia, ma cresciuta in Nebraska, la scrittrice, una volta terminata l’università (dove aveva suscitato un piccolo, trattenuto clamore vestendosi spavaldamente da uomo e sfoggiando con disinvoltura un taglio cortissimo, à la garconne) iniziò a lavorare come giornalista presso diversi giornali.

Trasferitasi a New York, nel 1912 la Cather pubblicò la sua prima opera “Il ponte di Alexander”, favorevolmente accolto dalla critica, anche quella più altezzosa. Seguirono poi a ruota tutti i suoi più grandi capolavori come Oh Pioneers e La mia Antonia che le diedero una grande notorietà in tutto il paese. Al suo fianco, pronta a condividere gli alti e bassi della sua carriera, vi era già la compagna, Edith Lewis con cui la scrittrice visse del resto per ben 39 anni. Fu proprio Edith a soccorrere Willa, quando una luminosa mattina della primavera del 1947 fu colpita mortalmente da un ictus.

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