Dopo anni in cui l’omosessualità veniva dipinta a tinte piuttosto drammatiche e l’infelicità sembrava essere parte integrante di ogni personaggio che con fatica riuscisse a farsi posto e luce sul grande schermo, l’arrivo nel lontano 1971 di un film come Domenica maledetta domenica fece veramente la differenza. Diretto da John Schlesinger, la pellicola racconta di un triangolo amoroso che ha al suo centro l’ineffabile Bok Elkin, un giovane artista che si giostra (spezzando più di un cuore) tra un affermato medico londinese, interpretato da Peter Finch, e una donna divorziata con le sembianze fulve della bravissima Glenda Jackson.

Un nuovo approccio all‘omosessualità che diede al film uno slancio inatteso che gli consentì di ottenere poi importantissimi riconoscimenti in tutto il mondo, dal Golden Globe in America al David di Donatello qui in Italia. Il film, nonostante l’inevitabile fine del sofferto menage à trois, termina, grazie al cielo, con una nota di imprevedibile ottimismo. I personaggi interpretati dalla Jackson e Finch comprendono, pur secondo modalità diverse, che è ormai tempo di andare oltre. Di lasciarsi alle spalle definitivamente l’imprevedibile Bok, di guardare avanti ed iniziare così una nuova fase della loro vita.

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