Buongiorno libertà, la vita di Francoise Sagan

Francoise Sagan fu l’emblema di tutta una generazione.

di Giorgio


Negli cinquanta il suo nome significò disillusione, rottura con gli schemi borghesi. Per un’intera generazione i suoi libri, partendo dal clamoroso Buongiorno tristezza che nel 1954 le portò inaspettatamente il successo, furono la voce di una libertà che andava ricercata nelle folli corse in macchina, nei moti affannati e disordinati del cuore, nel gioco affrontato a viso scoperto con il destino. Francoise Sagan visse la sua vita senza mai accettare le regole, passando da un amore all’altro (si contano due mariti e diverse relazioni lesbiche; ricordiamo a volo la stilista Peggy Roche, la giornalista Annick Geille e la miliardaria Ingrid Mechoulam) e bevendo il suo bicchiere fino all’ultimissima goccia.

Definita da Francois Mauriac un affascinantissimo piccolo mostro, la Sagan cavalcò l’esistenza a briglia sciolta, arrivando all’appuntamento con la morte certo stremata, ma sempre fedele a quel suo spirito di libertaria che non aveva mai conosciuto confini.

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