La beffa dei concorsi di design

I concorsi di design, questa meravigliosa invenzione. Ne abbiamo parlato e riparlato.. e sempre male. Come diamine è possibile che vengano fuori sempre (ok, diciamo quasi sempre) risultati scadenti? I concorsi moderni sono il fallimento della democrazia applicata al design: apriamo il concorso a tutti, facciamo partecipare studi grandi e piccoli, ma si, anche singoli

di itomi



I concorsi di design, questa meravigliosa invenzione. Ne abbiamo parlato e riparlato.. e sempre male. Come diamine è possibile che vengano fuori sempre (ok, diciamo quasi sempre) risultati scadenti?
I concorsi moderni sono il fallimento della democrazia applicata al design: apriamo il concorso a tutti, facciamo partecipare studi grandi e piccoli, ma si, anche singoli privati, diamo la possibilità a tutti di inviare una proposta, poi sarà facile selezionare i risultati migliori, chissà che meraviglie verranno fuori no? beh, no!

Continuo dopo il break.

E’ capitato tante di quelle volte di vedere risultati scadentissimi in questi concorsi che è ormai quasi superfluo parlarne, è quasi scontato quando si sta per guardare l’ennesima gallery di submissions pensare male ancora prima di vedere.

Leggevo oggi della lodevole iniziativa organizzata dall’AIAP e dal comune di Milano per “trovare” (essì ormai purtroppo si dice così) il logo dell’informagiovani di Milano. Un concorso aperto a tutti a cui sono arrivate ben 125 proposte.
Da queste 125 sono state selezionate da una giuria tecnica le 10 migliori che possono essere ora votate da una giuria popolare (si, parlo di voi) sul sito dell’AIAP, presso gli infopoint allestiti al Milano Film Festival, all’Informagiovani di Milano e a Milano Ottagono.

Ora, tutto bellissimo, operazione lodevole, mettiamo in evidenza i “giovani” designer, diamo a tutti la possibilità e bla, bla, BLA! ma il risultato? quello sembra quasi non contare a volte. Pare solo a me? sono forse io troppo legato a certi canoni del brand design per esempio? solo io non vedo una progettazione seria in quelle 10 proposte?

Tanto per dire: un buon brand funziona bene anche ad un solo colore, funziana anche molto piccolo, rappresenta efficacemente il concetto, ha proporzioni sensate (il classico 1.5x1per esempio).. confrontate questi canoni con le proposte arrivate all’AIAP.

Affidarsi a un professionista vero (o a uno studio vero) che sappia cosa significa veramente fare brand design (NO, non vuol dire fare un’illustrazioncina e/o provare la scritta con vari font finchè ci piace!) non sembra essere abbastanza democratico oggi giorno.

E tanto per dire un’altra volta: dichiarare che nessuna proposta è stata giudicata sufficentemente appropriata sarebbe stato così scandaloso? voi che ne pensate?