Proprio ieri parlavo di alcune dichiarazioni scandalose del politico Mario Sberna, il quale sosteneva che nella comunità LGBT non ci fossero persone deboli e indifese, e oggi sono qui a proporvi un indiscutibile episodio di transfobia avvenuto a Latina: qui una donna aveva deciso di comunicare alla sua azienda, dov’era entrata come uomo, di aver iniziato un percorso di transizione verso il genere maschile. La risposta dei colleghi non è stata comprensione, né questi balordi hanno dimostrato affetto e vicinanza; al contrario: hanno iniziato a picchiarla, insultarla e minacciarla, fino a spingerla al suicidio.

Una povera donna, insomma, già deve fare i conti con un corpo che non è il suo: poi si trova davanti questa gente meschina e inutile… chissà quante volte avrebbe voluto fare quello che poi ha fatto nel 2010! In quell’anno, infatti, la trans si è tagliata le vene, ed è stata soccorsa dagli operai di un’azienda vicina. Adesso ha deciso di denunciare i tre colleghi e uno dei responsabili dell’azienda, con i quali, prima del cambiamento, aveva degli ottimi rapporti: l’aggravante discriminatoria dovrebbe essere facilmente dimostrabile anche dinanzi alla legge.

I tre colleghi, intanto, sono stati rinviati a giudizio per violenza e atti persecutori; la responsabile, invece, è stata accusata di stalking: si deciderà tutto il 21 luglio 2015, con la trans che potrà avere – si spera – il suo risarcimento per danni morali ed economici (visto che attualmente non lavora più).

Via | Gay.it

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