AIAP/Informagiovani: Pontius Pilatus docet

Che storia assurda. Tempo fa vi ho informati sui 10 finalisti del concorso indetto dal Comune di Milano per trovare il nuovo logo dell’Informagiovani milanese. Concorso organizzato con il patrocinio e il supporto tecnico dell’AIAP. Concorso, come ho già scritto e ribadito, costruito ed organizzato perfettamente, come ci si aspetta da un’associazione che ha combattuto

di itomi



Che storia assurda. Tempo fa vi ho informati sui 10 finalisti del concorso indetto dal Comune di Milano per trovare il nuovo logo dell’Informagiovani milanese. Concorso organizzato con il patrocinio e il supporto tecnico dell’AIAP.
Concorso, come ho già scritto e ribadito, costruito ed organizzato perfettamente, come ci si aspetta da un’associazione che ha combattuto e combatte (attraverso il suo blog e altro) per avere concorsi “fatti a modo” e soprattutto cercare di diffondere la cultura del progetto in Italia.
Nonostante il bel lavoro fatto i risultati sono stati a dire poco deludenti: sulle centinaia di loghi inviati i 10 migliori si sono rivelati purtroppo ben al di sotto delle aspettative e hanno suscitato un’infinità di critiche, sia su questo blog, sia sul blog dell’AIAP in cui era possibile votare il proprio candidato preferito.

Ma qui la storia inizia soltanto.. se avete voglia di sentire i resto ci vediamo (anzi leggiamo) dopo il break.

Durante tutta la settimana si è letto di tutto, si è scoperto per esempio che uno dei loghi non è ammissibile in quanto non risponde ad uno dei requisiti dettati dal regolamento (riportare per esteso il nome “informagiovani”), c’è chi ha minacciato un ricorso al TAR, chi ha fatto l’analisi di ogni logo cercando di spiegare come questi non fossero in alcuni casi neanche considerabili loghi, chi ha ribadito più e più volte come il brand design sia comunque anche una scienza dettata da regole precise e non certo solo un’arte in cui è solo il gusto personale a decidere il risultato.
Ci sono alcuni aspetti del brand design che scrivo e riscrivo (per fortuna non solo io) ogni volta che parliamo male dell’ennesimo logo mal riuscito: riproducibilità, proporzioni, uso del colore, riconoscibilità, attinenza al soggetto.. insomma le solite cose, che però tanto solite non sono visto che vedendo i risultati di questo concorso e leggendo alcuni commenti pare veramente di parlare ai sordi, anzi peggio, a chi non vuol sentire.

Lo stesso Comune di Milano (su indicazione dell’AIAP immagino) ha inserito nel bando di concorso delle indicazioni molto precise sul cosa si aspettava dai loghi presentati. Mi permetto di riportare queste poche righe che sicuramente a questo punto vi suoneranno molto familiari:

L’aggiudicazione avverrà a totale discrezione dell’Amministrazione comunale su proposta della commissione, il cui giudizio sarà insindacabile e terrà conto dei seguenti principi:
originalità intesa come novità del segno grafico proposto
riconoscibilità intesa come capacità del marchio di identificare con chiarezza un servizio rivolto ai giovani;
flessibilità intesa come qualità di rappresentare con un elemento visivo facilmente gestibile in un sistema articolato di applicazioni;
efficacia nell’utilizzazione semplficata intesa come capacità di esprimere i valori visivi anche in contesti e con modalità limitate.

Insomma 4 punti chiari che sono i cardini di un buon brand design, a prescindere.

Per tutta la settimana i commenti si sono sprecati, dicevo, da una parte chi chiedeva chiarezza all’AIAP, chi si diceva indignato dalla poca qualità raggiunta dal concorso, chi inneggiava al buon design che non vedeva… dall’altro chi invece difendeva a spada tratta il concorso in quanto tale, perché è più facile criticare che partecipare o organizzare.. perché se sei tanto bravo allora fallo tu.. insomma il solito gioco dei commenti incontrollati tipici di internet e dei blog: la giusta democrazia della rete nel suo pieno vigore.

Durante la settimana sono tornato praticamente ogni giorno su quella pagina di SDZ (il blog dell’AIAP) perchè attendevo il fatidico commento ufficiale dell’AIAP. Mi dicevo: diamine, qua tutti dicono la loro, che aspetta l’AIAP a dire la propria? passano sabato, domenica, lunedì e martedì: niente. Nisba.

Mercoledì lascio un commento volutamente provocatorio: faccio notare che una votazione online non è certo attendibile, in quanto facilmente alterabile: ci si può votare da soli più e più volte.. oltretutto l’AIAP non ha affatto chiarito il significato della votazione: dal sito è sembrato a tutti che la votazione servisse a trovare il vincitore (e parliamo di un vincitore che si porta a casa 5000 euro), mi pareva veramente non giusto affidarsi ad una votazione così vulnerabile.
Pronta arriva la prima risposta ufficiale di AIAP:

[…]sappiamo che il voto online può avere esclusivamente un valore di orientamento e di sondaggio ed è questo il senso della richiesta che ci è stata fatta dagli organizzatori.[…]

Insomma, quella votazione non serve a nulla, è di puro orientamento! ma che avevate capito!

Ovviamente le proteste a questo punto esplodono: l’incomprensione è completa: chi ancora si lamenta della inattendibilità della votazione, chi si lamenta della poca chiarezza, chi minaccia un ricorso al TAR.

Insomma, passiamo giovedì, venerdì e sabato a leggere commenti di ogni tipo. Io pazientemente torno ogni giorno in attesa di leggere un commento ufficiale, anche solo due righe di chiarimento, anche solo una riga di “vi abbiamo letto, stiamo per farvi sapere”. Niente. Io mi becco le solite offese e smetto di rispondere: inutile continuare a parlare dei loghi, l’unica cosa che serve ora è un commento ufficiale che spieghi come sono andate le cose e come procederà effetivamente il concorso visto che il silenzio ha generato solo caos.

Sabato finalmente arriva una lunga lettera di commento, firmata dal presidente AIAP Beppe Chia e da Mario Piazza, consigliere Aiap responsabile del concorso. Un lungo, lunghissimo commento che non posso non riportare per intero. Se avete perso 10 minuti fino a qui, vale la pena perderne altri 10 per arrivare fino in fondo:

Come sempre i concorsi infiammano gli animi.

Questo è un segnale di grande importanza e che ci fa comprendere che la materia non sia da evitare e da demonizzare, ma imponga una continua azione da parte dell’associazione ma anche dei progettisti verso un miglioramento delle condizioni e verso le pratiche del concorso.
Detto questo, bisogna capire che l’interesse dell’Aiap è quello di raggiungere queste condizioni e questi miglioramenti. Ma per far questo è necessario confrontarsi con una realtà paurosamente disorganica, che il più delle volte fa dire a molti di noi: “No, non vale la pena; è solo tempo perso; è la solita pastetta, ecc.” Motivazioni comprensibili, ma che non cambiano lo status quo, il modo di pensare degli amministratori, la riconoscibilità del valore della grafica verso funzionari e politici.
Quindi, convinti che la fetta di mercato di interesse pubblico sia non solo significativa, ma anche rilevante da un punto di vista etico, l’Aiap in questi anni ha cercato di “sporcarsi le mani”. Ha cercato di fare qualcosa di utile, di capire anche le logiche (a volte incomprensibili) degli amministratori. Ha utilizzato il massimo delle proprie potenzialità per guidare, correggere, modificare storture e aberrazioni e tentato di introdurre logiche e modelli virtuosi. E fondamentalmente l’ha fatto da sola. Le altre associazioni del comparto della comunicazione e del design son state di fatto latitanti, come pure le università italiane che ormai da una decina d’anni operano nel nostro paese.
Siamo convinti che sia gigantesco il lavoro che ancora ci attende, ma esserci e tentare di far qualcosa ci sembra sia cosa saggia e lungimirante in primo luogo per i soci che l’Aiap rappresenta, ma anche per il valore e la dignità delll’intero comparto professionale. Tutto questo in un ottica che trascende le logiche di miopia corporativa e personalistica. Senza queste premesse sarebbe difficile formulare una qualsiasi considerazione sul concorso del Comune di Milano per l’Informagiovani.

Il soggetto organizzatore del concorso è il Comune di Milano. Esso è quindi il soggetto che deve rispondere di qualsiasi cosa afferisca al concorso, siano esse correttezze o anomalie. L’Aiap è un consulente che collabora a far si che questo concorso funzioni al meglio, cercando di interpretare e di indirizzare nel modo più corretto le aspettative, le volontà dell’ente organizzatore che ne rimane comunque il titolare e il responsabile. Nel caso in esempio questo significa: aver individuato i giurati in maniera da essere rappresentativi del mondo del progetto e già questo ci sembra un successo. La giuria era formata da: prof. Giovanni Baule, Mario Piazza e Maurizio Minoggio (soci Aiap), un consulente per la comunicazione del Comune di Milano, un dirigente dell’Assessorato ai giovani.
La giuria ha esaminato le proposte e stilato una graduatoria dei primi dieci. A questo punto il ruolo della giuria e dell’Aiap si può considerare concluso, avendo lasciato in mano all’amministrazione la graduatoria sulla quale assegnare il primo, secondo e terzo classificato.
Successivamente, su richiesta del Comune di Milano, l’Aiap è stata contattata per collaborare all’azione di divulgazione e consultazione pubblica sulle dieci proposte individuate dalla commissione in fase di selezione e definizione della graduatoria. Non ci è parsa una azione sbagliata, anche perché, in quanto non prevista dal bando, non è in grado di modificare o influenzare il giudizio della giuria e la sua graduatoria. Inoltre ci è sembrata una buona occasione per far entrare in contatto il più alto numero di persone con la grafica, scoprire la differenza tra la grafica selezionata dalla giuria e la grafica percepita dal pubblico.
Un altro punto segnalato è la presenza tra i dieci del marchio che non contiene la scritta per esteso “informa giovani”. Anche in questo caso l’Aiap non può essere minimamente responsabile delle scelte della giuria che nella sua sovranità avrà sicuramente dei buoni motivi per aver ammesso il marchio in questione.

A questo punto va ricordato che il titolare del concorso è il Comune di Milano e che a rigor di logica potrebbe “saldare” il concorso rispettando il verdetto della giuria, commissionare il marchio ad altri professionisti o sceglierne qualcun altro a loro piacimento. Di tutto questo l’Aiap non potrà mai esserne responsabile in alcun modo mentre il Comune di Milano dovrà renderne conto sia politicamente che amministrativamente.
Bisogna ritornare all’inizio. L’Aiap in questi anni ha cercato e sta cercando di modificare i comportamenti e i costumi della pubblica amministrazione, spiegare, far comprendere come rapportarsi con il nostro lavoro in una realtà paurosamente disorganica, contraddittoria, dove il valore del progetto in generale e del progetto grafico nello specifico viene aggredito da più parti. L’azione non è semplice è il rischio di confondersi con questa realtà è alto, tuttavia non ci siamo mai tirati indietro e a rischio di rimanere “impastati” continueremo a cercare il confronto confidando nella capacità dei grafici di avere una “chiara visione”.
Non ci rimane che chiudere ricordando Josef Albers: “Chi vede meglio, chi distingue meglio, chi riconosce la relatività dei fatti e sa che non esiste mai un’unica soluzione per le formulazioni visive, muterà di certo opinione anche sulle altre formulazioni; soprattutto, diventerà allo stesso tempo più preciso e più tollerante.”

Insomma: del concorso è responsabile solo il Comune di Milano, della selezione è responsabile solo la giuria tecnica, se uno dei loghi non poteva essere selezionato non ha importanza: la giuria avrà le sue ragioni, la votazione online non serviva a niente e per di più se il Comune vorrà potrà senza problemi fare rifare il logo a qualcun altro perchè in fondo tutta questa operazione serviva solo a fare vedere al comune 10 bei disegni e a tenere occupati per un pò 125 giovani under 30: l’AIAP non c’entra, non prendetevela con noi che siamo l’unica associazione italiana che fa qualcosa.

Si qualcosa l’ha fatto l’AIAP questa volta: si è lavata le mani con 125 loghi. Ponzio Pilato insegna.

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