Nel 1912 Freud scrisse che, dopo l’angoscia, la nevrosi più comune fra i suoi pazienti era quella che egli stesso definì “impotenza psichica”. Allora Freud si riferiva certamente all’uomo (anche perché la sessualità femminile non era all’epoca per nulla considerata), ma è chiaro che l’inibizione della capacità di sostenere il desiderio riguardava sia la donna, sia l’uomo, se non altro perché l’amore si fa in due. Oggi si parla, più ‘democraticamente’ dunque, di ‘impotenza di coppia’ per intendere quell’indebolimento della potenza sessuale, che prescinde totalmente dai rispettivi apparati sessuali dei due partners. Quando la coppia è ‘impotente’ l’uomo e la donna possono anche riuscire a portare a termine il rapporto sessuale, compiendo tutti i movimenti giusti e per la durata necessaria, ma senza passione, senza un desiderio intenso verso il/la proprio/a partner.
Perché possa resistere alle insidie del tempo è necessario non trasformare l’amore romantico in un semplice, per quanto grande, affetto: i due partners devono riuscire ad alimentare continuamente il senso del mistero, la tensione, l’avventura, il rischio, senza i quali la passione romantica si trasforma in una sorta di ‘servizio igienico’ che l’uno concede all’altro, per affetto, oltre che per abitudine.

Dr.ssa Giuliana Proietti, Ancona

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