Rianimare il feto anche se la madre è contraria: ecco la proposta di alcuni medici


Della Legge 194 e della moratoria che la mette in discussione abbiamo già parlato. Ma ora accanto agli anti-abortisti si schiera un gruppo di medici delle facoltà di medicina delle università romane, Tor Vergata, La Sapienza, Cattolica e Campus Biomedico che propone, in un documento redatto al termine di un convegno tenutosi durante la giornata della vita, la rianimazione del feto subito dopo l'aborto terapeutico.

Dato che, come scrivono i dottori, "con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all'assistenza sanitaria", si potrà tentare di far continuare la vita dell'embrione in incubatrice, anche senza il volere della madre. Il Papa esulta.

Ma poichè il termine massimo in cui si può decidere di mettere fine alla gravidanza è di 22 settimane di gestazione, sembra impensabile poter garantire la vita a un feto non ancora completamente formato. Se il caso eccezionale avvenisse, i medici potrebbero fare tutto il possibile per rianimarlo, sempre che non si arrivi all'accanimento terapeutico. Nel momento in cui avviene l'aborto, la donna non ha più voce in capitolo, subentra lo stato di abbandono giuridico del neonato.

Io, e ci tengo a precisare che parlo in prima persona, sono sbigottita da quello che sta avvenendo in questi mesi riguardo la legge sull'aborto, creata dopo un libero referendum trent'anni fa e ora messa in discussione da chi, a mio parere non ne ha nessun diritto.

L'accanimento terapeutico su un feto di 22 settimane, però, va oltre i discorsi su una legge ed entra in una sfera in cui il mio cervello si ammutolisce. Impensabile, questo è quello che io riesco a pensare. E voi?

foto: Flickr

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