Anticoncezionali e morale cattolica

Il Punto di Vista della Chiesa sugli anticoncezionali

Nel nostro lungo e articolato discorso sugli anticoncezionali, non potevamo esimerci dal citare il punto di vista cattolico, che vi riporto integralmente come pubblicato su delle schede distribuite in una basilica romana e stilate da monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale Joseph Ratzinger per 23 anni.

Invito tutti alla riflessione e mi astengo dal fare commenti, per completezza di informazione.

Documento: “Paternità-maternità umane: come si attuano, in modo responsabile, nel matrimonio-famiglia?”.


Quali sono i mezzi per attuare la procreazione responsabile?

• Vanno anzitutto rifiutati come moralmente illeciti:
– L’aborto, che è un abominevole delitto
– La sterilizzazione diretta
– I mezzi contraccettivi nelle loro diverse forme: è da escludere come intrinsecamente cattiva «ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione» (Paolo VI, Humanae vitae, n. 14).
• Sono moralmente accettabili:
– La continenza periodica
– Il ricorso ai periodi infecondi della moglie, per compiere l’atto coniugale.

Qual è la differenza fra i mezzi leciti e quelli illeciti moralmente?

«Tra i due casi esiste una differenza essenziale: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso …

essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali. È vero che nell’uno e nell’altro caso, i coniugi concordano nella volontà positiva di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto ed a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente ed integralmente onesto» (Paolo VI, Humanae Vitae, n. 16).

Perché la contraccezione è illecita?

• Perché i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono i due significati che Dio Creatore ha inscritti nell’essere dell’uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale: il significato unitivo e quello procreativo. In tal modo «essi si comportano come arbitri del disegno divino e manipolano e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e quella del coniuge, alterandone il valore di donazione totale. Così, al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all’altro in totalità: ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale chiamato a donarsi in totalità personale» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 32).
• La contraccezione, come ancor più l’aborto, affonda le sue radici in una mentalità edonistica e de-responsabilizzante nei confronti della sessualità e suppone un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità.

Quali gravi conseguenze causano i metodi di regolazione artificiale della natalità?

Ecco alcune di queste gravi conseguenze, che Paolo VI indica nell’Humanae vitae (n. 17):
• «Si apre una via larga e facile alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità. Non ci vuole molta esperienza per conoscere la debolezza umana e per comprendere che gli uomini – i giovani specialmente, così vulnerabili su questo punto – hanno bisogno d’incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale e non si deve loro offrire qualche facile mezzo per eluderne l’osservanza.
• Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata.
• Si rifletta anche all’arma pericolosa che si verrebbe a mettere così tra le mani di autorità pubbliche, incuranti delle esigenze morali. Chi potrà rimproverare a un governo di applicare alla soluzione dei problemi della collettività ciò che fosse riconosciuto lecito ai coniugi per la soluzione di un problema familiare? Chi impedirà ai governanti di favorire e persino di imporre ai loro popoli, ogni qualvolta lo ritenessero necessario, il metodo di contraccezione da essi giudicato più efficace?».

Che cos’è la continenza periodica?

• È l’astenersi dai rapporti coniugali durante i periodi di fertilità femminile. Tale astenersi, in queste situazioni e per un certo tempo, oltre che evitare la procreazione, può anche:

– essere autentico segno di amore, attenzione, rispetto dell’altro
– svolgere una funzione propedeutica: essere buon allenamento per acquisire la castità matrimoniale e rispettare la fedeltà coniugale, anche durante periodi di assenza temporanea e/o prolungata del coniuge, o durante momenti di indisposizione o malattia dell’uno o dell’altro
– offrire anche un servizio terapeutico, e cioè può offrire un valido aiuto a vivere con maggiore dedizione e intensità d’amore l’atto coniugale. L’attesa può accrescere, purificare e perfezionare il desiderio della mutua donazione e sviluppare una onesta e casta gestualità affettiva coniugale
– favorire nei coniugi, la conoscenza e la padronanza di sé: «Questa disciplina (la padronanza di sé), propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma, grazie al suo benefico influsso, i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità arricchendola di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità» (Paolo VI, Humanae Vitae, n. 21).

• «Una preziosa testimonianza può e deve essere data da quegli sposi che, mediante l’impegno comune della continenza periodica, sono giunti ad una più matura responsabilità personale di fronte all’amore ed alla vita. Come scriveva Paolo VI, ad essi il Signore affida il compito di rendere visibile agli uomini la santità e la soavità della legge che unisce l’amore vicendevole degli sposi con la loro cooperazione all’amore di Dio autore della vita umana» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 35).

Come è possibile conoscere i periodi della fertilità/infertilità femminile?

• È possibile grazie all’uso dei metodi naturali, basati sull’auto-osservazione del corpo della donna e del suo ritmo biologico, e individuati con la semplice osservazione dei ritmi corporei, delle temperature, delle secrezioni…
• Tali metodi naturali si fondano su due verità scientifiche:
– biologica (la fertilità della donna è limitata nel tempo)
– sessuologica (l’atto sessuale non è di per sé sempre procreativo).

Che cosa dice la Chiesa circa i metodi naturali di discernimento della fertilità femminile?

• La Chiesa, pur non facendo suo alcun metodo, ritiene morale il ricorso, per validi motivi, ai metodi naturali, mediante i quali si tiene conto, per l’uso del matrimonio, dei ritmi naturali della donna, immanenti alle funzioni generative, e così si regola la natalità senza offendere i principi morali.
• «Quando i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità, rispettano la connessione inscindibile dei significati unitivo e procreativo della sessualità umana, si comportano come ministri del disegno di Dio ed usufruiscono della sessualità secondo l’originario dinamismo della donazione totale, senza manipolazioni ed alterazioni» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 32).
• Tali metodi naturali sono particolarmente utili, perchè consentono sia di favorire una gravidanza sia di evitarla, aiutando ad accertare il periodo fertile o sterile della donna.
• Quando si parla di regolazione «naturale», non ci si riferisce al solo rispetto del ritmo biologico. Si tratta, ben più compiutamente, di rispondere alla verità della persona nella sua intima unità di spirito, psiche e corpo, unità mai riducibile soltanto ad un insieme di meccanismi biologici.

Come far conoscere i metodi naturali?

• I centri di studio e di insegnamento di tali metodiche naturali di regolazione della fertilità, come pure i medici ed i ricercatori, ma anche gli operatori pastorali e le autorità politiche nei rispettivi ambiti di competenza, saranno di valido sostegno alla maternità e alla paternità responsabili:
– aiutando gli sposi a conoscere e ad apprezzare tali metodi nei loro fondamenti e nelle loro motivazioni, oltre che nei loro risvolti pratici, e a ben applicarli nelle loro condizioni concrete
– offrendo basi scientifiche sempre più solide ad una regolazione delle nascite rispettosa della persona e del disegno di Dio sulla coppia umana e sulla procreazione
– approfondendo tale argomento nei suoi diversi aspetti biologici, scientifici, culturali, psico-sociali, morali, spirituali e formativi
– promuovendo al tempo stesso una capillare educazione ai valori morali, che il ricorso a tali metodi suppone, nei confronti dei coniugi, dei fidanzati, dei giovani in generale, come pure degli operatori sociali e pastorali
– aiutando a superare, in questo ambito, luoghi comuni e mistificazioni, molto spesso amplificati da una certa propaganda interessata economicamente
– favorendo programmi di ricerca in questo campo, come pure nella formazione di futuri professionisti capaci di aiutare i giovani e le coppie a compiere scelte sempre consapevoli e responsabili.
• In questi anni, grazie al contributo di innumerevoli coppie cristiane in tante parti del mondo, i metodi naturali sono entrati nell’esperienza e nella riflessione dei gruppi e dei movimenti familiari e delle associazioni umane ed ecclesiali.

Quali sono gli aspetti positivi dei metodi naturali?

Essi permettono:
• da un punto di vista umano coniugale, di:
– rispettare il corpo degli sposi e le leggi biologiche iscritte nella loro persona
– favorire o evitare, per validi motivi, la gravidanza
– incoraggiare tra i coniugi la comunicazione e la tenerezza
– favorire l’educazione ad una libertà autentica
– governare le tendenze dell’istinto e delle passioni.
• da un punto di vista morale cristiano, di:
– riconoscere che la capacità procreativa è riflesso della comunione creativa dell’amore trinitario, una cooperazione con la potenza creativa di Dio, fonte e Padre di ogni vita: gli sposi sono collaboratori, ministri e non padroni della vita umana
– essere fedeli al progetto di Dio sull’amore sponsale, sacramentale
– rispettare le leggi inscritte da Dio nella struttura naturale, costitutiva della persona
– evitare il male morale degli altri metodi illeciti.

Che cosa possono fare gli sposi quando non hanno figli?

• Possono ricorrere anzitutto alla medicina, per cercare di risolvere, in modo morale rispettoso della dignità della persona, i loro problemi.
• Possono mostrare la loro generosità e la loro fecondità spirituale, sociale ed ecclesiale:
– adottando bambini abbandonati
– prendendoli in affido
– compiendo servizi significativi, attività di volontariato a favore del prossimo.

Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli

NB Per approfondire l’argomento, si leggano i seguenti documenti pontifici:
* PAOLO VI, Humanae vitae, 1968;
* GIOVANNI PAOLO II,
Familiaris Consortio, 1981.

Fonte: Zenit

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona