Del velo e della libertà: la Turchia vara nuove norme sull'abbigliamento delle studentesse

Studentesse musulmane, velo islamicoE' di pochi giorni fa l'annuncio che il Parlamento turco ha approvato in via definitiva i due emendamenti costituzionali che stabiliscono la libertà di indossare il velo per le studentesse universitarie. Il dibattito è stato a tratti molto combattuto, ma l'esito non ha suscitato stupore, dopo l'analoga decisione del Parlamento relativa al primo emendamento, che era stato votato lo scorso giovedì.

Le modifiche che verranno apportate alla Costituzione turca, salvo parere contrario del Presidente della Repubblica Abdullah Gul, riguarderanno in concreto l'articolo 10 (relativo all'uguaglianza nelle amministrazioni pubbliche) e l'articolo 42 (che stabilisce il diritto inalienabile all'educazione), in cui verranno rispettivamente aggiunte le seguenti frasi: "lo Stato agisce secondo il principio di uguaglianza nell'offerta dei servizi pubblici"e "nessuno può essere privato del suo diritto all'educazione per nessuna ragione".

Si tratta di una decisione, quella del Parlamento, che ha spaccato in due la Turchia e l'opinione internazionale, tra chi vi legge una brusca sterzata verso il fondamentalismo a discapito della laicità della stato e chi, invece, la concepisce come un passo in direzione di quella cospicua realtà di cui fanno parte le donne che hanno deciso di portare il velo.

Sarò un eterna sognatrice, ma mi va di vedere in questa decisione del Parlamento turco la voglia di non chiudere la porta in faccia a tutte quelle donne che per convinzione- spero!- o per qualsiasi altra ragione portano il velo; un'occasione per rendere in concreto l'educazione e l'istruzione un bene di tutti e da tutti fruibile.

Qualcuno potrà obiettare che concedere a un simbolo religioso di varcare le porte dell'università in un Paese come la Turchia, significhi cancellare in un solo attimo il suo cammino verso la laicità durato più di 80 anni; sì, potrebbe finire così, ma se fossi al posto di quelle donne vorrei poter avere il diritto di studiare, con o senza velo in testa, chè, come diceva un'arabista di mia conoscenza: “l'intelligenza di una donna continua a misurarsi sempre in base a quello che c'è dentro e non sopra la sua testa”.

Via | la Repubblica.it

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