Dopo essere stata ospitata all'interno di musei prestigiosi in molte capitali del mondo, l'esposizione che narra la storia dei "Grandi" del "made in Italy" è allestita fino al 31 agosto, nella splendida cornice della storica Villa Genovese Zerbi di Reggio Calabria; che già ha avuto modo di ospitare la mostra su Gianni Versace.

"Cinquant'anni di moda italiana" è una mostra che racconta la storia dei protagonisti del "made in Italy" attraverso un'esposizione grafica che parte dalla nascita della gloriosa alta moda nel 1950, ed arriva ai nostri giorni. Accompagnata da un percorso di capi storici di ciascun protagonista, esposti su manichini d'arte Bonaveri: quale testimonianza dello stile per cui ognuno di loro si è affermato.

Inoltre una serie di oggetti particolari posizionati all'interno di vetrine in plexiglass: creazioni inedite dei maestri dell'accessorio e del bijou. Infine un filmato istituzionale per riproporre interviste esclusive, filmati d'archivio e dunque raccontare i momenti salienti della moda italiana.

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In tale percorso espositivo sono presenti le maggiori griffe di Alta Moda e prêt-à-porter: Renato Balestra, Franco Ciambella, Raffaella Curiel, Marella Ferrera, Sorelle Fontana, Egon Furstenberg, Galitzine, Gattinoni, Lancetti, Antonio Marras, Gai Mattiolo, Lorenzo Riva, Sarli,  Schuberth, Valentino, Emilio Pucci, Walter Albini, Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Mariella Burani, Roberta di Camerino, Roberto Cavalli, Enrico Coveri, Dolce & Gabbana, Etro, Fendi, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferrè, Alberta Ferretti, Nazareno Gabrielli, Genny, Gherardini, Gucci, Krizia, La Perla, Max Mara, Missoni, Moschino, Vinicio Pajaro, Prada, Roberta Scarpa, Ermanno Scervino, Luciano Soprani, Trussardi, Versace.

Tutto il materiale in esposizione proviene dall'archivio di ogni singola griffe; tranne alcune creazioni donate da collezionisti privati, come l'abito da sera in raso pesante di Schuberth (1950), fotografato anche sull'Enciclopedia della Moda (proprietà Elsa De Giorgi); o l'abito e soprabito in broccato oro (1958) sempre di Schuberth (proprietà Mariella Giurato Sacchi).

Alcune creazioni sono rappresentative di un preciso momento storico e quindi offrono un vero e proprio "spaccato" della società italiana. E' il caso dei modelli simbolo dell'epoca de "La Dolce Vita", in cui la moda era strettamente legata al cinema del neorealismo, ma pure hollywoodiano. Come l'abito talare delle Sorelle Fontana, indossato prima da Ava Gardner (1956) e poi riproposto per Anita Ekberg nel film "La Dolce Vita" di Fellini (1960); il famoso "Pyiama Palazzo" di Galiztine, segno dei tempi, che Claudia Cardinale portava ne "La Pantera Rosa"(1963) e quale capo d'archivio d'eccezione, il leggendario abito "stile impero" della Maison Gattinoni, indossato da Audrey Hepburn nel film "Guerra e Pace" del 1956, che valse una nomination all'Oscar per i costumi.  Per arrivare agli anni'80 con il prezioso abito-bustier creato da Luciano Soprani per Jacqueline Bisset ed indossato nel film "Orchidea Selvaggia" (1988).

Ci sono le spettacolari creazioni da "red carpet", indossate per le premiere, ma pure per la "notte degli Oscar". Come l'abito in tulle di Prada con ricami in paillettes-oro indossato dall'attrice Cate Blanchett (2000) e quello in chiffon creato per Milla Jovovic in occasione della prima a Los Angeles del film "Giovanna D'Arco" (1999).

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Non manca ovviamente l'alta moda al maschile con lo smoking firmato Litrico indossato da Rossano Brazzi (1958) e quello realizzato da Brioni per l'invincibile "007-James Bond" alias Pierce Brosnan indossato nel film "Die Another Day" (2002).

E poi le creazioni inconfondibili per lo stile e l'estro creativo di ciascun stilista. A partire dall'immancabile "rosso" Valentino indossato dall'attrice Elizabeth Hurley all'Estée Lauder's Charity (Londra – 1998); e l'abito da sera che Fausto Sarli disegnò, ispirandosi a Valeria Mazza (1996). La personalità degli stilisti italiani immediatamente riconoscibile ed espressa attraverso abiti-simbolo: il tipico taglio maschile di Giorgio Armani con il suo smoking da donna "Regimental" completamente ricamato in oro e blu (1991); il "paillettato" grande e colorato nell'abito "urlo di donna" di Enrico Coveri (1997); l'abito "Bottiglietta" di Gattinoni in paillettes e jais (1991). La magia dei tessuti e lo stile fortemente etnico di Etro (2000); la collezione "India" di Walter Albini; l'inconfondibile abito "Bambola" di Laura Biagiotti in cachemire e taffettà (2002); il glamour inconfondibile firmato Versace con l' abito in jersey stampato "Jungle" (2000).

La moda legata a doppio filo con la cultura attraverso l'abito "Carmen" di Renato Balestra, dedicato a Maria Callas (1996); oppure quelli ispirati alle opere di Picasso con Lancetti (1986/87), ed a Schiele con Raffaella Curiel (1984).

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Ed ancora il bon-ton couture di Lorenzo Riva con l'abito da sposa creato per la Principessa Bianca d'Aosta (1995), la preziosità nei ricami e nei dipinti a mano di Gai Mattiolo, le stampe di Emilio Pucci e la ricerca e l'uso di materiali sofisticati di Marella Ferrera con l'abito-scultura composto da tasselli ricamati a mano ed ispirati alla scalinata di S.Maria del Monte di Caltagirone: celebre monumento italiano che gode della tutela Unesco. Assieme a loro la particolare "Madonna Nera" venerata dai minatori sardi di Antonio Marras (1998).

Infine lo stile inconfondibile di Gucci, creato da Tom Ford; quello sofisticato di Gianfranco Ferrè, la femminilità sottolineata dall'estro di Mariella Burani, la sensualità di Genny, il "put together" di Missoni, il plissè di Krizia, la leggerezza di Alberta Ferretti, la regalità di Egon Furstenberg, la seta stampata effetto "animalier" di Roberto Cavalli, l'eleganza di Max Mara, il lussuoso rigore di Ermanno Scervino, la ricchezza di Roberta Scarpa e le "morbidezze" tipicamente mediterranee di Dolce & Gabbana.

L'inedita ed inimitabile lavorazione della pelliccia Fendi; unitamente alla maestria di Trussardi  ed il design Nazareno Gabrielli nella lavorazione delle pelli.

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C'è pure l'intimo griffato La Perla, fino ad arrivare agli accessori legati a personaggi celebri: la prima trousse tonda creata da Helietta Caracciolo per Jacqueline Kennedy (1975), la collana indossata da Nancy Reagan e gli orecchini realizzati per Hillary Clinton. Poi la "Bagonghi" di Roberta di Camerino tra le preferite da Grace Kelly (1959); il sandalo riproduzione del modello creato per Evita Peròn da Salvatore Ferragamo; assieme alle ballerine modello Audrey Hepburn di "Vacanze Romane".

Infine i nuovi talenti del design per il gioiello con l'ispirazione etnica di Lucia Odescalchi e del giovane Gianni De Benedittis che per Futuro Remoto inventa gioielli ludici e divertenti, preziosi per immagine e percezione; ancor prima che per natura.

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