Elisabetta Decontardi e InkSpinster

InkSpinster

Il talento di oggi si chiama Elisabetta Decontardi ma la sua firma sulle strisce è più semplicemente Deco. Illustratrice e cartoonist, ha scelto la forma del fumetto per parlare di sé e del mondo che ci circonda: le sue micro-storie corrispondono all’idea del fumetto apparentemente “facile”, per la sua immediatezza, ma in realtà ricco di livelli di significato. Le sue strisce, poi, sono piene di parole. Parole disegnate. Ecco cosa ci ha raccontato di sé e di InkSpinster.

Quando hai iniziato a disegnare? Hai seguito studi specifici?

A disegnare ho iniziato come tutti quando ero piccola, scarabocchiando ovunque in casa. Mi è sempre piaciuto, ma per molto tempo non ho pensato a farne un lavoro, anche perché non ho studi specifici alle spalle. A disegnare più seriamente, per creare una comic strip, potrei dire di aver cominciato nel 2000. All’inizio l’idea di creare una serie a fumetti era solo per gioco, non sapevo se sarebbe piaciuta a qualcuno o no… volevo provare a farla conoscere.

Come ti sei avvicinata al fumetto?

Non sono mai stata (e ancora non sono) una vera appassionata di strip e fumetti, a differenza dei miei colleghi che di solito sono molto competenti in materia. Credo di amare di più l’illustrazione. Solo che poi, oltre a illustrare, non so stare senza tenere questa specie di diario fatto di storielle brevi che associano disegni e testi. Così nascono le strisce.

InkSpinster è il personaggio principale delle tue strips. Sei tu o il tuo alter ego?

In linea di massima sono io. Per certe cose InkSpinster però ha comportamenti che io non oserei adottare, e in questo senso diventa un modo per sfogarmi e dire liberamente quello che mi va, quando nella realtà fuori dalla carta questo non è sempre possibile.

Come arriva l'ispirazione?

L’ispirazione è la vita quotidiana, quello che mi capita di fare o di pensare tutti i giorni. Oppure le riflessioni mi vengono suggerite da altre persone, possono venire fuori in una discussione, in un dialogo. Quasi ogni cosa si presta ad essere commentata da InkSpinster: ogni tanto lei arriva, osserva una situazione e dice la sua… io trascrivo.

Accanto alle strisce, ci sono le illustrazioni. Hai un figlio prediletto tra le tue creazioni?

Direi di no. Certo, se illustro un libro o un racconto che mi piace particolarmente mi diverto tanto a creare le illustrazioni... ma poi mi affeziono anche a quelle che ho fatto più fatica a inventare, non fosse che perché hanno rappresentato una piccola sfida.

Quali sono state le tue ispirazioni? Un personaggio, un immaginario...

Credo che nel passato, nelle letture, nei ricordi di tutti ci siano innumerevoli influenze che poi più o meno consapevolmente facciamo riaffiorare nelle nostre creazioni. Difficile rintracciarle tutte. Cerco di non frequentare troppo il lavoro di altri per non farmi influenzare e per non perdere originalità, ma spesso una volta terminato un lavoro mi accorgo di averci aggiunto anche idee e suggestioni non mie.

Hai ottenuto diversi premi e riconoscimenti, segnalazioni e collaborazioni. Quali sono state le difficoltà maggiori da affrontare e quali le più grandi soddisfazioni?

Le difficoltà nel campo dell’illustrazione sono state date dal fatto che per un bel po’ ho stentato a propormi in giro, in quanto io stessa non credevo che le mie cose potessero piacere. In più sono timida e vagare con il book sotto il braccio alla ricerca della casa editrice che voglia pubblicarti cercando di “vendersi” al meglio proprio non fa per me. Poi fortunatamente sono stata contattata da qualcuno a cui sono piaciuti i miei lavori e da un po’ ho cominciato a illustrare libri per bambini, spero mi si dia l’opportunità di farlo ancora per un po’.
Per le strisce le difficoltà persistono. Purtroppo viviamo in un paese in cui il genere della comic strip ha vita difficile, i giornali le rifiutano a meno che non siano tematiche, cioè “intonate” ai loro argomenti. Sui quotidiani vanno quasi esclusivamente vignette di satira. Si va avanti come si può, proponendo la propria serie sul web senza stancarsi di cercare qualche spazio su carta.

Pensi che - talento a parte ma parlando di opportunità - per una donna possa essere più difficile farsi strada in un mondo come quello del fumetto popolato più da uomini che da donne?

Non è che abbia tutta questa esperienza, ma non credo. In realtà non posso parlare di fumetto quanto di comic strip. Per quel che vedo nel mondo delle strisce le difficoltà a piazzare i lavori su carta e in generale ad emergere le incontrano un po’ tutti, ma credo che se poi i lavori sono validi questo venga riconosciuto indipendentemente dal sesso dell’autore, e ci mancherebbe che non fosse così.

Immagini protette da copyright | per gentile concessione di Elisabetta Decontardi

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