Esattamente centoquindici anni fa moriva a Parigi Oscar Wilde, una delle figure di maggior spicco dell’Inghilterra vittoriana. Ridotto a fantasma di se stesso, senza più un soldo e solo una esigua manciata di amici pronti ad aiutarlo, l’autore del Ritratto di Dorian Gray, l’idolo dei salotti letterari e mondani di tutta Londra, si spegnava tristemente per un’otite degenerata in infezione cerebrale.

Lasciava così definitivamente alle spalle il clamore dell’arresto, lo scandalo del processo per omosessualità e soprattutto quell’abbandono ultimo ed estremo da parte di Lord Alfred Douglas che, pur avendo ereditato dal padre un ingente patrimonio, non fece mai il gesto di soccorrerlo.

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