Triennale Design Museum 5: Grafica italiana

La grafica italiana mostra il meglio di sé con nove sezioni dedicate a tutti i modi di declinare la grafica. Mostra ricca, sintetica, completa

Proseguono gli eventi al Triennale Design Museum dove si indaga “Che Cosa è il Design Italiano?”. Questo è il quinto appuntamento, ed è interamente dedicato alla grafica italiana. Prima di questo ci sono state Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie, Quali cose siamo, e Le fabbriche dei sogni. Avendolo visitato di persona non posso che elogiare la buona riuscita dell’esposizione.

Quando ci chiedono cosa sia il design, la grafica, ci troviamo sempre in difficoltà a rispondere, noi stessi che ci lavoriamo, eppure ne avremmo di risposte, ma forse il problema è proprio questo. Se però volessimo evitare l’imbarazzo della scelta, basterà invitare ad andare i curiosi o gli scettici a questa mostra -e perché no- andarci noi stessi.

La mostra è allestita in maniera estremamente ordinata ma coinvolgente, cosa rara per certe mostre in cui non si sa che percorso seguire, ed è divisa in sezioni, tante quanti sono i campi di applicazione della grafica. Si comincia con una introduzione che rende omaggio a Bodoni e Manuzio, alle stampe dapprima su libri e riviste, e poi su poster.

La prima sezione vera e proria è dedicata alla tipografia, dove non possono mancare esempi di libri, riviste, copertine, e veri e propri tipi. La stanza che accoglie tutto ciò è costellata alle pareti di enormi alfabeti in differenti caratteri.

Successivamente si passa ai libri, strettamente connessi alla sezione precedente, con una particolare attenzione alla progettazione delle copertine tanto delle collane quanto dei best seller, o di riviste e cataloghi d’arte.

Naturale prosecuzione è quella riferita ai periodici, che tra le prime pagine o i trafiletti raccontano pezzi di Italia, con una spiccata attenzione alle scelte tipografiche adottate, a mostrare quanto nel quotidiano la grafica ci coinvolga, anche se non ce ne rendiamo conto.

Una bella e importante sezione è dedicata alla cultura e alla politica, aspetti che coraggiosamente vengono affrontati oggi come allora, quasi tentando di distaccarsi da una grafica commerciale. Come viene spiegato però non c’è una distinzione netta e tecnica, che se però deve trovarsi, si può rinvenire nella cultura progettuale come insieme di idee e aspirazioni cui il designer fa riferimento.

La pubblicità trova ovviamente anch’essa il suo spazio, ambito con cui troppo spesso viene confusa l’intera grafica. Non è affatto scontato il modo di trattare questa sezione, mostrando infatti tutto il carattere storico che ha riguardato la nostra nazione. I grafici nella pubblicità, specialmente degli anni ’50 e ’60, hanno visto una forte ascesa culturale, di gusto, di educazione all’estetica, che oggi prosegue facendo da traino all’economia italiana.

La mostra poi prosegue con le sezioni relative agli imballaggi, altro settore indispensabile e mai tenuto abbastanza in considerazione; con l’identità visiva, ambito con forti caratterizzazioni italiane nel trattare l’abito di presentazione delle aziende; la segnaletica, anch’essa sotto gli occhi di chiunque, tutti i giorni, con insegne, vetrine, totem; e infine l’ultima sezione dedicata ai film e ai video, dove la grafica compare nella introduzioni dei film, nelle copertine e sigle televisive, come identità di rete e nel cinema.

Una mostra che con sintesi ma completezza mostra il meglio del nostro meglio: da andare assolutamente a vedere. Gli orari di apertura sono dal martedì alla domenica: 10.30 – 20.30; il giovedì: 10.30 – 23.00. L’ingresso costa € 8.00 intero, altrimenti € 6.50 o € 5.50 ridotto.

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