Tagged in motion: graffiti virtuali

I writers devono convivere con la carenza di spazi, la polizia, i pericoli del mestiere insomma. Daim ha trovato un modo per ovviare al problema usando un mix tra street art, computer graphic e realtà virtuale 3d. Attraverso l’uso di tre telecamere e del motion capturing, Daim riesce a identificare digitalmente la sua pozione nello

di marco

I writers devono convivere con la carenza di spazi, la polizia, i pericoli del mestiere insomma. Daim ha trovato un modo per ovviare al problema usando un mix tra street art, computer graphic e realtà virtuale 3d. Attraverso l’uso di tre telecamere e del motion capturing, Daim riesce a identificare digitalmente la sua pozione nello spazio, e a dipingere l’ambiente circostante tramite una bomboletta/periferica bluetooth.

Il risultato viene visto dall’artista in tempo reale grazie a speciali video-occhiali collegati al sistema, e quindi può spruzzare colore a piacimento regolando colori, intensità, forza del getto. Certo si parla di next gen della street art, e dobbiamo considerare questa tecnica come installazione artistica dato che viene meno il fine principale del writing: quello di taggare le città in modo da diffondere il proprio nome e messaggio. Ma l’esperimento è sicuramente molto interessante, e potrebbe aprire nuove ispirazioni per un possibile tagging 2.0.

Via Nextwall

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