Donne scandalose: Henriette Hauser, la vera identità di Nanà

1877. Giudicato troppo licenzioso, questo dipinto fu rifiutato dalla giuria del Salon. Fu esposto successivamente alla galleria Girou (Boulevard des Capucines), e ciò diede vita ad uno scandalo così forte che provocò reazioni talmente sconvolgenti che dovette intervenire addirittura la polizia. L'opera è del pittore impressionista Manet, e ritrae la giovane modella Henriette Hauser, notoriamente chiamata Nanà, un’attrice della Parigi ottocentesca che, sebbene in questo quadro appaia ai nostri occhi castissima, era dalla provocante bellezza e dai facili costumi.

Nanà, fascinosa ballerina ed ambita amante dalla buona società parigina del secondo impero, è protagonista non solo di uno dei più famosi romanzi di Emile Zola, da cui Manet prese spunto per il suo dipinto, in cui si narrava la vita notturna parigina, la mondanità, le prostiture d’alto bordo e le ballerine di Offenbach, ma la sua identità ebbe successo anche in campo cinematografico con i film di Jean Renoir (1926), di Christian Jacque del 1954 e del più recente di Alberto Negrin del 2001 con Francesca Dellera.

La scena dipinta, infatti, fu una provocazione per il perbenismo borghese dell'epoca, perché l'abbigliamento succinto della donna con sottoveste di tulle bianco che si incipria il naso con vanità e malizia, la presenza dell'uomo e l'arredamento dell'ambiente alludono chiaramente a un incontro sessuale. Ma le somiglianze con la protagonista del romanzo vanno ben oltre il nome della soubrette. Henriette Hauser era una bella ragazza dalla pelle bianca, le curve morbide ed i capelli rossi. La vita di questa figura sensuale dalla difficile collocazione temporale, che si ammira alla luce mattutina sotto gli avidi sguardi dell’amante, diventa così l’emblema della società francese nello splendore dell’impero di Napoleone II.

Negli ambienti della Parigi bene si favoleggia sulla straordinaria bellezza di questa cortigiana. Girandole di uomini la cercano e la vogliono. Molti assaporano a turno il suo corpo. Diviene l’idolo di molti nobili disposti a tutto pur di averla come amante, e con somma soddisfazione di lei, anche di rovinarsi. Così come riporta la storiografia di quegli anni, nelle schiere di amanti figura anche Guglielmo di Orange-Nassau, primogenito del re Guglielmo III e della regina Sofia, erede al trono dei Paesi Bassi, che recatosi nella capitale francese si abbandona ad una vita fatta di sesso, alcool e gioco d’azzardo. La frequentazione proprio con Henriette gli diede il nomigliono di Lemon, e così i giornali scandalistici francesi per riferirsi a lui, invece di principe d'Orange, lo chiamavano principe di Lemon.

Nanà, oggetto di ammirazione pubblica e oggetto del piacere per una società, strumentalizza la sua bellezza fisica solo a livello sociale, divenendo così l’immagine spregiudicata di questo sfruttamento del fascino femminile.

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