A chi rivolgersi per una gravidanza a rischio e quali diritti hanno le donne lavoratrici

Quando si parla di maternità, si parla di una condizione preziosa e bellissima che, tuttavia, esige una particolare cura e attenzione, da parte della donna, nei confronti della propria salute. Un occhio di riguardo poi va dato a determinate condizioni che possono configurare una possibile gravidanza a rischio. Inoltre, per le future mamme che lavorano, dopo il ben noto decreto legge 5/2012, in materia di semplificazione e sviluppo, sorge ancora il dubbio di non sapere come tutelare i propri diritti, in particolare quello di astensione anticipata dal lavoro.

Ma andiamo con ordine. Quando si può parlare di gravidanza a rischio? Ad esempio quando la gestante è affetta da patologie croniche, come diabete insulino-dipendente. In questo caso servirà rivolgersi, oltre che al ginecologo, anche al diabetologo, per cambiare le somministrazioni insuliniche e non scompensare la patologia. O ancora, in caso di ipertensione: qui la donna dovrebbe consultare un nefrologo e tenere quanto più sotto controllo possibile la pressione.

Problemi più strettamente connessi alla gravidanza sono i difetti di placentazione, ossia quando la placenta si sviluppa per "strade" diverse da quelle consone, come ad esempio sopra la cervice. Il ginecologo, tramite ecografia potrà tempestivamente diagnosticarli e consigliare la futura mamma sul da farsi. Anche la gravidanza gemellare è da annoverarsi fra i fattori di rischio, in quanto risulta aumentata la possibilità di parto pretermine.

Non vanno poi sottovalutati i sanguinamenti durante la gestazione che possono essere segno che qualcosa non va. Possono essere sintomo di distacco placentare, traumi, problemi di coagulazione che possono portare ad aborti spontanei o parti pretermine. In genere, al verificarsi di tali anomalie, oltre a sentire il proprio ginecologo, si dovrebbe fare un salto immediato in Pronto Soccorso, per levarsi qualsiasi dubbio e scongiurare problematiche che possano nuocere al feto e alla mamma.

Siccome la prescrizione medica, in questi casi, è il riposo, la donna in situazione di gravidanza a rischio ha il diritto di richiedere l'astensione obbligatoria anticipata, così come le donne le cui condizioni di lavoro sono pericolose o pregiudizievoli per la salute loro e del bambino (es. donne che lavorano con sostanze chimiche). La legislazione, tuttavia, non è affatto lineare, in quanto, dopo la Legge n. 5 del 4 aprile 2012, che approvava in via definitiva il già citato DL 5/2012, le competenze per stabilire le aventi diritto sono passate agli uffici regionali.

Le Asl delle singole regioni decidono mezzi e modi per la certificazione e sappiamo per certo che nei primi mesi di sperimentazione del nuovo decreto su semplificazione e sviluppo, che prometteva meno file e trafile per le donne che volevano richiedere l'astensione anticipata, si è generato il solito caos che viene spesso a crearsi quando ci sono modifiche di tale portata a livello burocratico. Innanzi tutto, quindi, una telefonata alla Asl della propria regione o un giro sul relativo sito internet, potranno dare maggiori certezze.

Di certo, fra la documentazione da presentare per l'avvio della pratica, ci saranno:


  1. Modulo di richiesta di astensione antipata, debitamente compilato

  2. Certificato originale del ginecologo (meglio se di una struttura pubblica), che attesti l'effettivo rischio della gravidanza e prescriva l'astensione anticipata.

Nel caso in cui la donna faccia lavori pericolosi, faticosi e insalubri, ma abbia la possibilità di essere cambiata di mansione durante la durata della gravidanza e fino a un massimo di sette mesi dopo la nascita del bambino, può avvalersi di tale diritto, previa informazione del suo stato di salute al proprio datore di lavoro. La normativa di riferimento in questo caso è il Decreto Legislativo n.151 del 2001 "Misure per la tutela della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere e in allattamento" e la Legge n.53 del 2000 "Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità".

Di sicuro la donna in stato interessante gode del diritto a non essere licenziata. Tale divieto vale per il datore di lavoro, dall'inizio della gestazione e fino all'anno compiuto del bambino, tranne in caso di licenziamento per giusta causa, cessazione dell'attività dell'azienda e risoluzione del rapporto di lavoro per scadenza del termine. E, tuttavia, in quest'ultimo caso la lavoratrice può richiedere all'INPS competente l'indennità per maternità per il periodo di astensione obbligatoria, a patto che l'interessata entri in astensione entro il sessantesimo giorno dalla data di cessazione del contratto a termine.

Foto | TM News

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