Cos'è il tampone vaginale e cosa fare in caso di infezioni batteriche o micosi

Il termine tampone vaginale, è di solito usato per indicare un tipo di test effettuato nell'area genitale femminile, per mezzo di un cotton fioc. Il medico che eseguirà l'analisi preleverà una piccola quantità di secrezioni all'interno della vagina, al fine di determinare se la donna ha infezioni batteriche o micosi. Dopo il prelievo, il tampone viene sigillato all'interno di un contenitore sterile, per poi venire analizzato da un laboratorio.

L'esito del test diagnosticherà la presenza o meno di alcune malattie a trasmissione sessuale, vedendo che genere di microrganismi sono presenti all'interno della vagina e se la donna ha, ad esempio, infezioni da lieviti. Questo metodo è utilizzato, ad esempio, quando si sospetta la presenza di Candida Albicans, un fungo che è naturalmente presente nel nostro organismo ma che può moltiplicarsi in modo anomalo a causa di pesanti cure antibiotiche, patologie connesse al metabolismo degli zuccheri, abbassamento drastico delle difese immunitarie.

Generalmente i sintomi che accompagnano le infezioni vaginali spaziano dalla eccessiva minzione alla difficoltà nell'urinare, unendosi a dolori addominali, bruciore e prurito, secrezioni vaginali biancastre o verdastre e, talvolta anche perdite di sangue in periodi diversi dal ciclo. A fronte di questi disturbi viene richiesto alla paziente di fare il tampone vaginale, il quale consta di più fasi.

In primis si verifica il pH vaginale, che in condizioni normali è pari a 4 (il pH acido serve a prevenire le infezioni), dopo di che si passa alla fase definita "colorazione di Gram" che permette di verificare la giusta quantità di cellule e lattobacilli, la presenza eventuale di leucociti, alterazioni della flora batterica, presenza di funghi o di protozoi, come il trichomonas, responsabile di molti processi infettivi. L'esame colturale verificherà poi, nello specifico, di che agente patogeno si stratta: streptococchi, stafilococchi, gardnerella o candida.

Per la ricerca di gonorrea, chlamydia, micoplasmi e papilloma virus il tampone è, invece, cervicale. Sarà il ginecologo che, una volta valutato il caso specifico della paziente, prescriverà la giusta terapia farmacologica. Generalmente in caso di funghi si agirà per via topica, con ovuletti e lavande vaginali e per via antibiotica, assumendo farmaci mirati. Nel caso di vaginiti si curerà molto l'igiene intima con detergenti specifici, tipo Tantum Rosa e in caso di cistiti si unirà quest'ultima all'uso di antibatterici per via orale, tipo il Monuril.

Ad ogni modo, l'alimentazione gioca un ruolo fondamentale in molti casi. I funghi si nutrono di zuccheri e lieviti, dunque andrebbe evitato un consumo eccessivo di prodotti che li contengano. Il mirtillo rosso poi ha il potere di abbassare il pH vaginale, aiutando la pulizia interna e disinfettando le vie urinarie. Non solo, l'acqua povera di sodio, stimolando la diuresi, purifica la vescica e lava via i batteri. Ovviamente il medico saprà consigliare la terapia più giusta per il vostro problema, aiutandovi a capire quali comportamenti tenere per risolverlo in maniera decisiva.

Foto | Facebook - Ginecologìa Al Dìa

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