Come cambia il seno in gravidanza e quali sintomi devono preoccupare

È risaputo che fra i primi sintomi della gravidanza si possa annoverare la classica modifica del tessuto mammario. Il seno cambia per prepararsi all'allattamento e man mano che la gestazione procede, accompagna le ulteriori trasformazioni fisiche della donna, cambiando con lei. Il petto duole, è morbido al tatto e si gonfia già dopo 1-2 settimane dopo il concepimento fino a produrre secrezioni lattiginose che anticipano il latte vero e proprio.

All'inizio del primo trimestre si può notare il seno più gonfio, ma spesso è un sintomo che viene confuso con uno di quelli della sindrome premestruale e tende a passare inosservato. Spesso, però, si accompagna ad una maggiore tenerezza dei tessuti e a dolore piuttosto fastidioso anche solo quando si indossa il reggiseno. Questa è una delle ragioni per cui spesso le donne non vogliono essere toccate durante questo primo periodo.

Nei mesi successivi i capezzoli possono diventare più grandi e le areole mammarie più scure. Si potranno anche notare dei piccoli rigonfiamenti, molto simili a dei brufoletti, chiamati tubercoli di Montgomery, ghiandole sebacee del seno che si gonfiano a causa dei cambiamenti ormonali, a partire dalla sedicesima settimana. Tali tubercoli secerneranno un liquido che servirà per disinfettare il capezzolo quando il bimbo succhia.

Nello stesso periodo i seni inizieranno a crescere e le ghiandole mammarie potranno iniziare a produrre il colostro, o anche detto primo latte. Si tratta di un liquido giallo sieroso, ricco di immunoglobuline, che servirà a dare le prime difese immunitarie al bambino, proteggendolo dagli attacchi virali nei primi mesi di vita. Il colostro molto spesso tende a raggrumarsi attorno all'areola, tanto che molte donne usano salviette e coppette di ovatta per tenere il capezzolo pulito e protetto.

Fuori da questi sintomi fisiologici e naturali, ce ne sono alcuni che devono destare qualche allarme. Purtroppo cresce il numero dei tumori al seno in periodo di gravidanza: in Italia una gestazione su tremila è accompagnata da neoplasia alla mammella e il 15% di queste è da riferirsi a donne sotto i 35 anni. Di reale utilità in questi casi è solo la ricerca di eventuali noduli palpabili o visibili.

Le altre alterazioni, quali colore o forma del capezzolo o le perdite, visto il periodo di gestazione, non risultano rilevanti al fine della diagnosi. Anche gli esami strumentali risultano più difficoltosi, visti i possibili rischi a carico del nascituro. L'ideale sarebbe una prognosi in tempi ridotti, al fine di evitare di peggiorare la situazione. Quindi, a costo di sembrare esagerate, parlate dei vostri dubbi al ginecologo e tenete d'occhio i cambiamenti del vostro seno.

Vista la delicatezza dei nove mesi, un po' di scrupoli in più ci devono venire concessi.

Foto | TM News

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