Pussy Riot, condannate le musiciste femministe

Tutto il mondo attendeva con ansia il verdetto, che è arrivato impietoso: le Pussy Riot sono state condannate a due anni di carcere. Il gruppo russo punk rock femminista e dissidente, è stato accusato di "teppismo religioso" per aver cantato una preghiera anti-Putin sull'altare della chiesa ortodossa più importante di Mosca. Detenute da marzo di quest'anno, le giovani donne (Maria Alyokhina di 24 anni, Nadezhda Tolokonnikova di 22 anni e Ekaterina Samutsevitch di 29 anni) sono state sottoposte all'isolamento e al carcere duro, tanto che a due di loro è stato perfino negato di vedere i rispettivi figli.

La notizia ha fatto il giro del mondo e ne è nato un vero e proprio caso internazionale, con cortei, movimenti di protesta e manifestazioni pro liberazione Pussy Riot: da New York a Praga si è assistito ad una catena solidale senza precedenti per quello che è considerato uno scandalo giudiziario dalla gravità estrema, in cui a essere messa in discussione non è solo la parità tra uomo e donna, ma i normali diritti umani e civili. L'avvocato delle tre musiciste russe ha annunciato che farà appello contro la sentenza e sarà pronto ad un ricorso, se necessario, dinnanzi alla Corte Europa dei diritti umani a Strasburgo.

"Qualunque sia il verdetto, noi e voi stiamo vincendo. Perché abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente", fa sapere Nadezhda Tolokonnikova (Nadia per i fans), leader e già sex symbol della band. Una sentenza giudicata "sproporzionata" da Catherine Ashton, responsabile per la politica estera europea, che nutre "seri dubbi sul rispetto degli obblighi internazionali della Russia di processi corretti, trasparenti e independenti" ed è "contraria agli obblighi internazionali della Russia per il rispetto della libertà di espressione".

Via | Ansa
Foto | TM News

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