Niente gay candidati nel Partito democratico

Il Partito democratico di Veltroni, per il momento, non ha in lista esponenti della comunità omosessuale italiana. Personalmente questo non mi sembra un male in sé: in fondo nell’ultima legislatura c’era un manipolo di deputati e senatori lgbt (Grillini, De Simone, Silvestri, Luxuria), ma ciò non ha portato progressi sui temi a noi cari. Quindi

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Il Partito democratico di Veltroni, per il momento, non ha in lista esponenti della comunità omosessuale italiana. Personalmente questo non mi sembra un male in sé: in fondo nell’ultima legislatura c’era un manipolo di deputati e senatori lgbt (Grillini, De Simone, Silvestri, Luxuria), ma ciò non ha portato progressi sui temi a noi cari.

Quindi la questione non è se ci saranno uno, due, tre o dieci parlamentari lgbt del Pd. Il punto è se questo partito ha intenzione – nella remota ipotesi che vinca le elezioni – di promuovere diritti per le persone omosessuali e transessuali italiane. A me, purtroppo, pare di no.

Intanto nel programma del partito si sostiene che “il Pd promuove i diritti delle persone stabilmente conviventi”. Innanzitutto è un bel passo indietro anche rispetto al programma dell’Unione, dove si faceva riferimento alle coppie dello stesso sesso; ma poi non si spiega con quali strumenti il Pd conta di promuovere questi diritti. I Pacs? I Dico? I Cus? Certamente non con il matrimonio, visto che per il Partito democratico due uomini o due donne che convivono non formano una famiglia.

Poi leggi l’intervista di Nicola La Torre (ex Ds, neppure della Margherita) al Corriere e ti cascano le braccia:

Io sono convinto che ci si debba misurare seriamente con i problemi posti dal mondo cattolico. Sono problemi molto seri, anche se in campagna elettorale vengono strumentalizzati. Ma sono tematiche che interrogano pure il pensiero laico. E io credo che, che tanto più in una fase in cui ormai vi sono società multietniche e multireligiose, anche lo stesso concetto di laicità vada riproposto in termini nuovi. Non possiamo più solo limitarci a difendere l’autonomia della politica: dobbiamo studiare i modi su cui fondare il dialogo tra le diverse culture e religioni. Quindi si rendono necessari un atteggiamento della Chiesa rispettoso dell’autonomia dello Stato, ma anche una presa d’atto più rispettosa, da parte nostra, di quel che viene da quel mondo.

E poi un affondo contro il laico Odifreddi:

nella carta dei valori del Pd c’è scritto che la religione ha una dimensione pubblica, con buona pace delle sciocchezze che dice Odifreddi secondo cui la religione ha solo una dimensione privata.

Con posizioni del genere, che cosa possiamo aspettarci di buono da Pd?

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