E tu, come le indichi?/1



Benvenute alla prima puntata di un incontro - che sarà quantomeno mensile - dedicato alla linguistica da mestruazioni.

Pubblicheremo di volta in volta una rosa commentata di alcune delle più interessanti o raccapriccianti locuzioni che le indichino intorno al globo (coscienti del fatto che, care amiche, spesso l'aumentare del raccapriccio incrementi di pari passo anche l'interesse e l'efficacia di un'espressione).

Non ci sfuggirà nulla: dalle interminabili perifrasi più local delle signore del bon ton di qualche tribù centrafricana, dimenticata da diversi dei, ma non dalla pruderie; fino alle catch phrase più universali di una ragazzina di Toronto che spiega al mondo in un solo slang quanto, in fondo, dopo che si è passato un giovedì intero a sperare che non venissero di sabato - e poi non arrivano davvero, per fortuna - sia tremendo poi non averne traccia nemmeno il lunedì successivo, e neanche di martedì, speriamo mercoledì sennò è veramente la fine.

Un'espressione di ampio respiro internazionale, che molto spesso ho sentito usare da amiche italiane, in quei giorni, pur non essendo esse in grado di dire come ne fossero venute a conoscenza, e senza saperne, del resto, spiegare correttamente il motivo dell'uso, è: "zia Flo è venuta a farmi visita".

In realtà, tradotta così nella nostra lingua, la "zia Flusso" inglese, la "aunt Flo(w) is coming and visit" (o "to town", suggerirei personalmente) è inevitabile che perda molta parte del suo smalto.

E nemmeno ricorrere a una della sue varianti più raffinate aiuta di molto, nel tradurre. Vale a dire: "zia Flo ha mandato qualcun'altro al posto suo", nel caso foste in realtà rimaste incinte.

Italianizzare, forse, è ancora più difficile: zio Flu mi dà i brividi anche a non pensarci. Così, accontentiamoci di una certa sudditanza linguistica anche da questo punto di vista nei confronti dell'anglosassone.
E' del resto un fatto che "aunt Flow" riesca ad esercitare talmente tanta allure sulle sue utenti che viene usata con passione anche in assenza di qualsiasi nozione sulla sua origine o significato.

Special guest: anche se è una metafora per l'assorbente, e non per il mestruare in sé, per il primo appuntamento con questa rubrica nella rubrica non potevamo esimerci dall'inserire anche "Dracula's tea bag" (la bustina da té di Dracula) nello spazio gentilmente concessoci dalla vostra attenzione.

Usata soprattutto in occasione di assorbenti interni, la voce in questione non deve essere altro che il frutto di una giornata di casa per malattia di qualche pubblicitaria geniale, di cui non abbiamo ancora sentito parlare abbastanza.

immagine | Paul Klee, Red Balloon, 1922. Olio su mussolina. The Solomon R. Guggenheim Museum, New York, NY, USA

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