Yara Gambirasio, a quasi 2 anni forse la verità sulla morte della ragazzina?

Ci sono novità sull'omicidio di Yara Gambiraso, la tredicenne di Brembate il cui corpo è stato rinvenuto il 26 febbraio del 2011, a tre mesi dalla scomparsa. A quanto pare gli inquirenti sono riusciti ad isolare il Dna del padre del presunto assassino della ragazza da una marca da bollo: il caso non è mai stato risolto ma ulteriori accertamenti sono proseguiti fino ad ottenere questo nuovo risultato.

A quattro mesi dalla chiusura delle indagini, si continua a indagare sul Dna trovato sugli indumenti intimi della tredicenne, e pare oramai quasi certo che appartenga a colui che avrebbe assassinato Yara. Gli investigatori si sono concentrati su tali tracce e hanno isolato il profilo genetico di uno sconosciuto, convinti che da lì era necessario ripartire per trovare l'assassino.

Il forse è d'obbligo, se, infatti, si scoprisse che appartiene a chi aveva contatti con Yara, come prova a processo potrebbe non reggere sotto i colpi di un buon avvocato. Se, al contrario, appartenesse a uno sconosciuto, allora sarebbe la prova regina, perché difficilmente giustificabile.

Questo il punto di vista degli investigatori che da questa traccia si sono mossi per cercare chiunque corrispondesse al profilo genetico rinvenuto: tra tutti coloro che sono venuti a contatto direttamente o indirettamente con Yara, è stata trovata corrispondenza con il Dna di un ragazzo, frequentatore della discoteca Sabbie Mobili che si trova vicino al campo in cui è stato trovato il corpo della ragazza.

Il Dna è simile a quello del presunto assassino ma non identico e non rimane altro da fare, quindi, se non investigare sul resto della famiglia del giovane. I suoi familiari sono stati sottoposti al test ed è così che si è arrivati ad uno zio che si è trasferito a Frosinone che però non corrisponde al profilo, così come il suo unico fratello rimasto in vita.

Diverso il caso dell'altro fratello deceduto, che pare avere molti punti di contatto con il Dna di riferimento. E' su di lui, quindi, che si sono concentrate le indagini, estraendo un profilo genetico da alcuni oggetti che gli sono appartenuti, tra i quali una marca da bollo appiccicata su una vecchia patente e il francobollo di una cartolina. Tanti i punti di contatto tra i due Dna, ma non ancora sufficienti.

L'idea, a questo punto, è che lui potrebbe essere il padre dell'assassino ma, ancora più complicato, che il colpevole potrebbe essere un figlio illegittimo. Naturalmente tale ipotesi ha portato notevole scompiglio nella sua famiglia, visto che era considerato un uomo integerrimo, tutto casa e lavoro, parere supportato anche dai numerosi testimoni sentiti da chi indaga.

A questo punto la vicenda si fa sempre più complicata e la verità, seppure in questo caso con una flebile traccia, sembra sempre più lontana dall'essere svelata. Si capirà chi ha ucciso Yara o, come spesso accade, il tempo trascorso renderà sempre più difficile arrivare a scoprire l'assassino?

Via | corriere.it

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