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Quest’anno per le edizioni Corraini è uscito un libricino dal titolo: Manuale di immagine non coordinata. Gli autori Stefano Caprioli e Pietro Corraini ci aiutano a riflettere sul senso odierno di quell’entità intoccabile e immutabile che rappresenta l’immagine coordinata di un’azienda o di un ente pubblico. L’immagine non coordinata, scrivono gli autori, definisce e controlla


Quest’anno per le edizioni Corraini è uscito un libricino dal titolo: Manuale di immagine non coordinata. Gli autori Stefano Caprioli e Pietro Corraini ci aiutano a riflettere sul senso odierno di quell’entità intoccabile e immutabile che rappresenta l’immagine coordinata di un’azienda o di un ente pubblico. L’immagine non coordinata, scrivono gli autori, definisce e controlla un processo per ottenere una serie di risultati grafici di volta in volta diversi ma inevitabilmente legati tra loro da una somiglianza genetica. In questo senso la riconoscibilità agisce ad un altro livello, che non è più quello della forma bensì quello delle regole di produzione delle forme.
In altre parole è il processo che detiene quel codice genetico capace di fare da collante tra le anime diverse del progetto. Teoria che mi sembra attualissima pensando soprattutto ai nuovi media, come ad esempio questo: il web-blog, un contenitore all’interno del quale interagiscono soggetti diversi e una comunità di lettori.
Andrew Blauvelt, influente figura del graphic design americano, si occupa della segnaletica e dell’immagine coordinata del Walker Art Center di Minneapolis, da sempre all’avanguardia il museo ha recentemente rinnovato la propria immagine in occasione di un’ampliamento ad opera della coppia di architetti Herzog e De Meuron. L’idea questa volta era proprio quella di scardinare la rigidità di un’identità unica e di produrre un modello in grado di contenere e coinvolgere gli spettatori e le diverse anime che costituiscono il sistema del museo. E’ stato riutilizzato il font disegnato ad hoc per l’Art Center da Matthew Carter il Walker typeface ma all’interno di una coloratissima griglia visiva polisemica e piena di piccoli box in grado di contenere nella sua totalità l’identità del centro, un processo che somiglia a quello di un sistema senaletico stradale di cui anche il sito web ne è testimone.

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