Anna Politkovskaja, la giornalista russa che lottava per i diritti umani. Il ricordo di Pinkblog

Anna Politkovskaja

Sono passati sei anni dal terribile assassinio di Anna Politkovskaja, la giornalista russa diventata famosa in tutto il mondo per la sua lotta in difesa dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e, in particolar modo, per la sua posizione nettamente contraria alla politica di Vladimir Putin.

La sua storia ha commosso tutto il mondo, indignando i paladini del pensiero libero: l'annuncio della sua morte ha gettato nello sconforto quanti lottavano insieme a lei in patria e fuori dai confini della Russia. Un omicidio che, tra l'altro, è ancora avvolto nel più enigmatico mistero. A sei anni dalla sua tragica scomparsa, noi di Pinkblog la vogliamo ricordare insieme a voi.

Anna Politkovskaja era nata a New York il 16 settembre 1958, da genitori di origine ucraina, che lavoravano presso l'Onu come diplomatici russi. Nel 1980 si laurea in giornalismo, presso l'Università di Mosca. Comincia subito a collaborare per i quotidiani più prestigiosi, come l’Izvestija e la Obščaja Gazet, lavorando anche per alcune emittenti radiofoniche e televisive.

Nel 1999 la giornalista russa approda alla Novaja Gazeta, giornale dove lavorerà fino alla sua tragica morte. E' proprio in questi anni che cominciano a venir fuori le sue posizioni nettamente contrarie al regime del presidente russo Vladimir Putin, soprattutto in riferimento alla terribile guerra in Cecenia.

Nel corso della sua carriera, Anna Politkovskaja ha sempre dovuto lottare per difendere il diritto di libertà di cronaca e di espressione in generale (tema ritornato a galla in questi ultimi giorni in Russia dopo l'arresto delle Pussy Riot). Una posizione ferma e decisa che la porterà a scontrarsi duramente con il regime sovietico, facendosi così tanti nemici, da essere costretta a lasciare il paese, a causa delle ripetute minacce di morte, ricevute da più parti e in particolre da Sergei Lapin, reo di aver compiuto atti disumani nei confronti della popolazione cecena.

Anna Politkovskaja ha continuato la sua lotta fino al 7 ottobre del 2006, quando il suo corpo, ormai privo di vita, è stato ritrovato nell'ascensore del suo palazzo. Vicino al suo cadavere, la polizia ha rinvenuto quattro bossoli: la giornalista è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa. Una vera e propria esecuzione, compiuta da un killer assoldato per far tacere per sempre la sua voce.

Ancora oggi, non si sa chi siano i mandanti dell'omicidio i Anna Politkovskaja, intorno alla cui salma si sono strette, nel giorno dei funerali, centinaia di persone. Nessun esponente del governo sovietico era presente alle esequie.

Vorremmo poter scrivere che a sei anni dalla sua scomparsa, le cose sono cambiate in Russia, ma non è così, visto il recente caso dell'arresto delle Pussy Riot, detenute con il regime di carcere duro (non possono nemmeno vedere i loro figli!) per aver cantato una preghiera anti-Putin sull’altare di una delle chiese ortodosse più importanti di Mosca!

Via | Anna Politkovskaja

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