Sud Africa, non matrimonio ma Unioni civili

Il Sud Africa sta per diventare la quinta nazione al mondo – dopo Olanda, Belgio, Spagna e Canada – a permettere alle coppie dello stesso sesso di unirsi in “matrimonio”, come abbiamo scritto due post fa.“Dopo aver ottenuto la democrazia, abbiamo cercato di distinguerci da un passato di ingiustizia, dichiarando che mai più un cittadino

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Il Sud Africa sta per diventare la quinta nazione al mondo – dopo Olanda, Belgio, Spagna e Canada – a permettere alle coppie dello stesso sesso di unirsi in “matrimonio”, come abbiamo scritto due post fa.

“Dopo aver ottenuto la democrazia, abbiamo cercato di distinguerci da un passato di ingiustizia, dichiarando che mai più un cittadino del Sud Africa sarebbe dovuto essere discriminato in base al suo colore, alla sua razza, alla sua cultura, religione o sesso”, ha detto davanti al parlamento il ministro dell’Interno, la signora Nosiviwe Mapisa-Nqakula.

In realtà – forse anche Repubblica se ne accorgerà – finora solo la Camera bassa ha votato (con 230 sì e 41 no) la legge, il Civil Unions Bill, che adesso dovrà essere approvato dal Senato e poi promulgata dal presidente. Si prevede comunque che in due settimane l’iter sarà completato, in tempo per rispettare il termine del primo dicembre, imposto al Parlamento di Città del Capo dalla Corte Costituzionale, che l’anno scorso con una sentenza esemplare e rivoluzionaria (almeno per l’Africa) stabilì che il matrimonio deve essere esteso alle coppie dello stesso sesso.

E qui sta il punto. Il partito di maggioranza, l’African national congress di Nelson Mandela, ha voluto a tutti i costi che la legge fosse approvata, al punto da impedire un voto libero, un voto “di coscienza”: al contrario ha imposto a tutti i propri parlamentari di votare sì. (Capito, Fassino? Sulle questioni etiche, la sinistra non ammette voti “di coscienza”).

Ma la legge in questione non è il “Marriage act”, quello che riguarda appunto il matrimonio: è una nuova legge, che però permette a coppie di gay e di lesbiche di ottenere gli stessi diritti e di “sposarsi” civilmente, in un’unione “solennizzata come matrimonio o unione civile”. A parte un piccolo particolare: i funzionari pubblici possono rifiutarsi di celebrare unioni fra persone dello stesso sesso, se questo va contro la loro “religione, convinzione o credo”. E comunque la Corte Costituzionale imponeva di modificare la legge sul matrimonio in senso inclusivo.

Vabbè: guardiamo il bicchiere mezzo pieno?