Ragazze di buona famiglia "costrette" a prostituirsi

E' successo a Roma: un ragazzo di 27 anni di cui si conoscono solo le iniziali, C.R., e un suo complice di 25 anni, F.B. figlio di un ex-parlamentare, sono stati arrestati per un giro di sfruttamento della prostituzione e di droga.

I due malviventi adescavano le ragazze in discoteca, tutte di "buona famiglia", promettevano lauti guadagni, procuravano i clienti tramite il web, si intascavano dal 30 al 50% dei ricavi e infine ricattavano le "prostitute" improvvisate con filmati e droga, che le costringevano ad assumere. 350 euro per una prestazione era il prezzo di partenza per i clienti, a cui si dava appuntamento in due case sulla Nomentana.

Lo scenario ha dell'agghiacciante e ci ricorda che non sono solo gli stranieri a commettere gravi e raccapriccianti reati di questo genere. Non solo: il fatto ci rammenta che le ragazze di oggi, nonostante i numerosi avvertimenti da parte di media, insegnanti e genitori, nonostante la cronaca orripilante che riempie i nostri mezzi di comunicazione, nonostante le campagne volte a sensibilizzare e a svegliare dal torpore la presunta ingenuità dell'adolescenza (e anche della post-adolescenza), continuano a cascarci. Le ragazze di oggi continuano a cedere alle trappole neanche troppo ben architettate, di approfittatori senza scrupoli. Le ragazze di oggi, nonostante provengano da famiglie benestanti alle quali da quel che si evince non mancano sicuramente le risorse, sono ancora troppo attirate dal soldo facile e dal fascino di ritrovarsi al centro dell'attenzione maschile, in un vortice perverso che poi le fa pentire amaramente. Le ragazze di oggi sono ancora potenziali vittime della droga.

Per fortuna le ragazze di oggi non sono tutte così, ma stupisce che qualcuna ancora riesca ad entrare in questi circoli viziosi, da cui si esce inevitabilmente ferite per il resto della vita; forse non è solo un segno di "ingenuità", ma è un evidente simbolo di disagio, di dolore represso e mal espresso per qualcosa che noi non possiamo conoscere; credere al primo che passa potrebbe essere la debolezza di un momento, oppure la manifestazione di un grido d'aiuto. Quel che rimane è il fatto che ragazzi di 25 e 27 anni che raggiungono tali livelli di crudeltà e cinismo, lasciano perlplessi e amareggiati; senza contare poi che i loro nomi andrebbero sbandierati ai quattro venti, invece che celati dietro a iniziali paladine della famosa privacy, che in questo caso rappresenta solo una grande ingiustizia.

Foto | Flickr

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