Teoria dell’attaccamento: quando lui è… “Distanziante” – Parte I

Two Lovers

Un numero sempre maggiore di ricerche ha avuto, ed ha tuttora, come oggetto l’attaccamento, tentativo di innumerevoli ricercatori di trovare una relazione tra i vari stili di attaccamento e ogni dimensione psicologica rilevabile nell’essere umano. Questa teoria nasce nell’ambito della psicologia evolutiva e per anni si è concentra sulle dinamiche della separazione e del ricongiungimento tra infante e colei che ne ha sempre avuto cura. John Bowlby, psichiatra britannico, sosteneva che l´attaccamento è parte integrante del comportamento umano "dalla culla alla tomba" e pertanto il modello dell´attaccamento formatosi durante l´infanzia era destinato a rimanere relativamente stabile durante tutto lo sviluppo.

Ma oggi la ricerca si occupa di attaccamento anche nei rapporti di coppia, in cui i partner si percepiscono come “figure di attaccamento” in un contesto di “attaccamento romantico”. Essenzialmente, le categorie di attaccamento raccontano una storia, che riguarda il modo in cui l’esperienza emotiva è stata regolata, quali esperienze hanno avuto il permesso di accedere alla coscienza e quali ne siano state escluse, e quanto un individuo sia stato in grado di dare senso ai rapporti più significativi.

Ricercatori sostengono che la classificazione dell’attaccamento offre un modo particolare di pensare alla struttura psicologica dell’individuo in base al rapporto tra le seguenti componenti: regolazione affettiva e struttura di regolazione.

Ad un estremo del continuum, dove è minima l’espressione degli affetti e sono massime le strutture per regolare, contenere e sopprimere gli affetti stessi, troviamo il pattern distanziante. Affetti, ricordi e cognizioni riguardanti l’attaccamento appaiono come ipercontrollati, come per "disattivare" gli effetti che potrebbero disturbare i rapporti di attaccamento. L’uomo distanziante ha un modello di sé positivo e dell´altro negativo. Alto evitamento, bassa ansia. Caratteristiche principali sono: bassa coerenza, svalutazione delle relazioni, evitamento dell´intimità, alta fiducia in sé e sicurezza compulsiva di sé.

Il modello positivo che l´individuo distanziante ha di sé lo porta ad avere estrema fiducia in sé stesso. Generalmente sembra non essere interessato al giudizio degli altri, anche se pensa di essere considerato arrogante, furbo, critico, serio, riservato. Il modello negativo che ha dell´altro lo porta a dare l´impressione di non apprezzare troppo le altre persone, apparendo anche cinico o eccessivamente critico, mantenendo costantemente dagli altri una distanza emozionale. Non è a proprio agio con gli affetti e non ricerca l´intimità, evitando attivamente di dare il supporto che gli altri possono chiedergli. Svaluta l´importanza delle relazioni, evita i conflitti interpersonali e sottolinea l´importanza dell´indipendenza, della libertà e dell´affermazione.

Le relazioni di coppia del distanziante sono caratterizzate dalla mancanza dell´intimità o della vicinanza e da una bassa apertura nella comunicazione, risultando meno coinvolto del partner. Tende a non mostrare affetto nelle relazioni e non si sente a proprio agio con le richieste di supporto o le manifestazioni di dipendenza del partner. Preferisce evitare i conflitti o altre manifestazioni emozionali e rapidamente si sente intrappolato o annoiato dalla relazione.

Fonte: PsicoLab

  • shares
  • Mail