Deregulation del comportamento: la società dell'apparenza come valore


La trasgressione non scandalizza più. Rifiuto del buonismo e del politically correct perché “odiose forme di ipocrisia”. Lo rivela un’indagine del Censis condotta sulla fascia di giovani dai 18 ai 30 anni. Secondo lo studio pubblicato ieri, oggi i giovani pensano che avere successo nella vita significa soprattutto realizzare le proprie aspirazioni (37,9%), ma anche fare qualcosa di utile per gli altri (26,1%) e, quasi a pari merito, essere se stessi (25,4%).

In questa nuova istantanea, la “libertà di essere sé stessi”, l’affermazione della propria personalità con ogni mezzo è un valore, ed il successo non è affatto correlato al raggiungimento di obiettivi specifici e concreti. Il Censis intitola questa ricerca “La deregulation dei comportamenti” sociali e spiega che “la regola del successo mediatico è l’unica utile per adeguarsi alle regole di reality e talk show”. Il modello vincente che la società propone è quello di diventare ricchi e famosi (lo pensa il 31,3% degli intervistati).

Le opinioni dei giovani – secondo quanto riposta una nota del Censis - proiettano l’immagine di una società caratterizzata ormai da un relativismo esasperato, che stenta a condannare anche i comportamenti riprovevoli: per il 75,2% la società esprime una debole condanna per il manager di successo che fa uso di cocaina, o la donna che usa il proprio corpo per affermarsi e fare carriera (73,3%), lo studente modello che si sballa tutti i fine settimana (67,2%), l’imprenditore affermato che usa lavoratori in nero (65,4%), il magistrato con amicizie poco raccomandabili (65%), l’uomo politico con una vita trasgressiva nascosta (63,1%), il professore universitario che fa carriera con i concorsi truccati (58,4%)”.

Oggi si fa un po’ troppa confusione dei valori e dei comportamenti accettabili, perché quello che passa come normale, normale proprio non dovrebbe essere. La poltiglia che si fa, pertanto, passa sulla scia del concetto distorto di “libertà di essere sé stessi”.
Condiviso dalla collettività è “il criterio di legittimità del comportamento come scelta individuale”, ecco che in questo modo si verifica “un’ipertrofia dell’ego e vince il gioco virtuale dell’affermazione ad ogni costo di sé”. Di conseguenza “la regola dell’apparizione mediatica televisiva e del successo mediatico è proprio quella dell’essere sé stessi, dell’affermazione della propria opinione e della propria immagine, qualunque essa sia”.

Morale della favola, la regola N° 1: apparire. A ruota, diventare ricchi e famosi con poco sforzo, pensare di più ai propri interessi ed a quelli della famiglia. “Meglio un egoismo pragmatico e familistico che un vago civilismo”. Da preferire quindi: il casting personale di massa Grande Fratello, Veline, X-Factor, Amici, Facebook e chi più ne ha più ne metta… anche se non si ha né arte né parte.

Non serviva di certo il Censis per scoprire che i giovani di oggi sono un po’ mercenari e alla ricerca degli sbrilluccicamenti, però invece a qualcosa questa indagine serve: a ricordare a tutte quelle persone che si impegnano ogni giorno a raggiungere i propri obiettivi, a combattere contro un sistema che non funziona, che si sudano i loro successi e che mai mettono le passioni davanti ai loro principi, che della vita hanno capito ben poco. Si fa per dire, ma tant’è.

Mio padre, da oltre 15 anni, ogni volta che mi vede studiare dice: “Studia studia cafò!”. Un illuminato? E voi, cari lettori, a quale categoria appartenete?

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