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Italia: Design_kit di Monica Graffeo

Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà

di cuttv


Italia: Design_kit è una nuova iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenererà. Ogni intervistato infatti farà il nome del suo successore.

L’ospite di oggi è l’Industrial, Interior e Graphic designer Monica Graffeo di Cordenons in provincia di Pordenone, invitata da Luca Nichetto.

Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Sono appassionata del mio lavoro, anche se fino ad ora non sono riuscita a fare quello che veramente avrei voluto, ma prima o poi ci riuscirò! Uscita di scuola, ormai 12 anni fa!, vedevo il design come una missione, un modo per migliorare il mondo, ripensare agli oggetti, soprattutto quelli legati alla disabilità, alla sanità, alla povertà nel mondo. Poi l’impatto con il mondo reale mi ha reso consapevole che l’utopia era fuori moda anche tra gli addetti ai lavori di questi settori, quindi ho deciso che per arrivare a dare un buon contributo, avrei dovuto diventare una progettista professionista e solo allora ( forse ) ce l’avrei fatta. In realtà oggi, grazie a designer più coraggiosi di me, questi settori sono già stati toccati dal design con esiti splendidi, anche se solo in parte. Insomma, prima o poi, spero di riuscire a lavorare in uno di questi settori legati al sociale, con un occhio più consapevole, speranzoso ma meno utopico. Nel frattempo mi occupo d’arredamento un po’ per caso, anche se ormai mi diverte. Quando sviluppo un progetto, mi piace individuarne quella che potremmo definire la forte anima concettuale, che può essere l’uso di un materiale, nuovo o antico, il senso d’uso di un oggetto, la sua immagine iconografica… L’idea che mi piace inseguire è quella di oggetti che abbiano una loro identità, personaggi attivi nel creare il carattere dell’ambiente in cui viviamo.

Parlaci di un’esperienza che ha influenzato in modo particolare lo stile e l’anima del tuo lavoro.
Sicuramente aver lavorato con Gabriele Centazzo mi ha inculcato l’attenzione all’aspetto di fattibilità e di coerenza di un prodotto, cosa che poi ho sviluppato molto nella collaborazione come Interior Designer con Kristalia, però l’anima del mio lavoro nasce dall’osservazione delle cose che mi piacciono, cioè dalla natura, dal cinema e dalle lezioni di maestri come Munari ed Enzo Mari.

Presentaci il tuo progetto più interessante, quello che ritieni ti rappresenti di più
Il progetto in cui mi riconosco di più è la sedia Mints di Arflex , quello che mi sembra più interessante è il sistema Steps di Lago. Mints è un oggetto che nasce da una serie di riflessioni sulla tecnologia dello schiumato, ma il modo in cui si esprime non lo fa supporre. Mints ha due anime, un po’ come me. Questa tecnica celata dalla magia di una forma, mi rappresenta nel senso che da una parte sono molto razionale, mi piace conoscere a fondo le cose, essere scrupolosa e piuttosto tecnica, ma poi parallelamente sono anche spesso con la testa tra le nuvole, lunatica, estetizzante. Il sistema Steps mi piace molto perché nasce da riflessioni sulla sostenibilità e da un percorso di ricerca durato due anni attorno a questo tema e al tema della matericità. Mi piace perché è stato un bel lavoro di collaborazione con un’azienda come Lago, molto esigente e coerente, che mi ha messo in discussione e mi ha aiutato a crescere. Un altro lavoro per me importante e che mi ha dato visibilità, è Lazy Mary di Disguincio, un progetto che si è sviluppato dopo anni di chiacchiere sul benessere e che si è concretizzato in un oggetto anche in questo caso con due anime: l’aspetto appariscente e iconico va di pari passo con i contenuti legati alle tecniche del fitness, del relax e dello studio delle posture.

Qual’è il tuo ‘superpotere’ per far fronte ai momenti di difficoltà.
… non credo di averne … forse la pazienza e la costanza… sono un po’ un mulo che lavora a testa bassa anche quando le cose non girano nel modo giusto, perché non per ottimismo ma per statistica, penso sempre che prima o poi cominceranno a girare bene e allora è meglio farsi trovare pronti e preparati!

Raccontaci per quale icona del design faresti follie.
Non sono una design victim! In ogni caso non farei follie per avere nulla… anche se in questo momento mi piacerebbe molto riuscire ad inserire in casa mia il divano Strip di Arflex, disegnato da Cini Boeri, perché è un oggetto bello, pratico e intelligente.

Quale consiglio daresti ad un giovane designer alle prime armi.
Gli direi di lavorare molto e imparare da ogni progetto, impegnandosi per ognuno come fosse il progetto più importante.

Who’s next?
Il designer di oggi ha scelto per noi l’ospite misterioso della prossima intervista. Prossimamente su designerblog.

Design_kit di Monica Graffeo
1 Steps_B_bassa 2 Steps_C_bassa 3 Lazy Mary Disguincio2005
4 Lazy Mary 2005 5 mints_2 6 MintsB