Come scrivere lettere d'amore: i consigli del più antico manoscritto italiano


Una lettera è per sempre. Parole d’inchiostro incise e sigillate sulla carta. Incise e sigillate nella memoria. Una lettera per esprimere le nostre emozioni. Per raccontare la nostra storia. Per ammettere i nostri errori e le nostre debolezze. Per dichiarare il nostro amore. Una lettera per far parlare il nostro silenzio. Per far urlare la nostra rabbia. Per confessare i nostri bisogni. Per sfogare la nostra passione. Una lettera per dire. Per rispondere. Per capire. Per dimenticare. Per lasciare. Per perdonare. Lettere d’amore, ne avete mai scritta una?

Recentemente è stato ritrovato il più antico manoscritto italiano su come scrivere lettere d’amore. L’hanno rintracciato nella Biblioteca Capitolare di Verona degli studiosi dell’Università di Siena, mentre ricercavano antichi testi inediti di retorica in un progetto che ha coinvolto biblioteche italiane e spagnole.

Per i ricercatori si tratta del primo manuale di scrittura epistolare del Medioevo arrivato a noi, in cui si insegnavano a scrivere anche lettere d'amore. Il testo, in latino e su pergamena, risale alla metà del XII secolo. L'autore è un certo Guido, chierico forse del Casentino, zona al confine tra la Toscana e l'Emilia.

Nel manoscritto si dispensano consigli che vanno da come si saluta l’amata, a come ci si congeda; da come una moglie deve scrivere al marito, un’amante all’amata. Tra le raccomandazioni c’è la lode alla bellezza e alla qualità del destinatario ricorrendo a paragoni mitologici di coppie celebri come Paride ed Elena, Piramo e Tisbe, o a similitudini con le pietre preziose. Secondo i consigli riportati, si deve ricorrere a espressioni che indicano l’incapacità di descrivere un sentimento così grande: “quanto profondamente ti amo non riuscirei ad esprimere con parole, nemmeno se tutte le membra del mio corpo potessero parlare"). Sono presenti inoltre passaggi più espliciti che alludono all’amore fisico: baci, abbracci, desiderio, “dolci cose da fare insieme”.

Gli studiosi ritengono che i documenti ritrovati siano di gran lunga antecedenti ai più noti epistolari di Abelardo ed Eloisa.

Insomma, qualche secolo è passato, i modi un po’ cambiati, ma i sentimenti sono sempre gli stessi. Se ieri c’era “Il tuo affetto, amica mia dolcissima, sa che per il profumo del tuo amore non rifiuterei di valicare i monti o attraversare a nuoto i mari”, oggi c’è “Ciao mio dolce coniglietto, mi basti tu anche in mezzo al deserto”.

Fonte Repubblica.it

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