Demenza, rischio più alto per divorziati e vedovi



“Tu mi farai impazzire!!!”, dovranno ricredersi tutti coloro che spesso e volentieri lanciano questa frase dietro il loro partner, perché secondo uno studio svedese è perfettamente il contrario.

L’equipe di scienziati del Karolinska Institute ha studiato 2000 tra uomini e donne della Finlandia orientale di circa 50 anni e poi li hanno riesaminati di nuovo a distanza di 21 anni. Questo il risultato: le persone che a partire dalla mezza età, quindi dopo una lunga convivenza, hanno iniziato a vivere da sole, per effetto di un divorzio o della morte del partner, e in più sono portatrici di un particolare difetto genetico, hanno un rischio più alto di sviluppare la demenza da anziane.

Questo fattore ambientale va unito al gene “Apoe variante 4”, il più importante fattore di rischio genetico dell'Alzheimer ad oggi noto.

I soggetti sono stati testati sia per verificare la presenza del gene “Apoe variante 4”, sia per mettere alla prova le loro performance mentali. Ovviamente, i ricercatori hanno fatto domande riguardo alla vita di coppia. E' così emerso che le persone che vivevano da sole fin dalla mezza età avevano un rischio doppio di essere colpite da demenza, rispetto a coloro che avevano ancora un partner. Per i vedovi il rischio era addirittura tre volte maggiore. Il rischio era diventava ancora più elevato se, oltre ad essere sole, queste persone erano portatrici della variante genetica collegata all'Alzheimer.

Vivere in coppia implica delle continue sfide a livello cognitivo e sociale che probabilmente hanno un effetto protettivo sulla mente", scrivono i ricercatori svedesi sul British Medical Journal online.

Sebbene il collegamento con la variante genetica Apoe sia stata provata in una sola popolazione, e perciò andrebbe verificata con uno studio su larga scala, l’equipe guidata dal Dr. Krister Hakannson, afferma che si tratta di risultati importanti per prevenire la demenza e i problemi cognitivi.

Un’idea potrebbe essere quella di prevedere programmi speciali, a livello sanitario, per chi rimane solo, poiché la demenza è una malattia che colpirà sempre più persone in un mondo come il nostro che invecchia. Secondo le stime dei ricercatori svedesi, se nel 2005 i soggetti che ne erano affetti contavano complessivamente 25 milioni, nel 2040 potrebbero diventare 81 milioni.

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