Tatuaggi, piercing e... cattive sorprese



Quante persone vanno in vacanza in Paesi esotici e, al loro ritorno, sfoggiano i due souvenir più comuni e alla portata di tutti: tatuaggi e piercing? Tante, anche troppe. Forse perché la vacanza è sinonimo di libertà e molti vacanzieri decidono di farsi “marchiare” lontano dalla propria famiglia, come un’evasione dalla routine quotidiana. Tanti di loro, però, oltre a portarsi a casa tatuaggi e piercing, si portano indietro anche qualcosa di molto più spiacevole: le infezioni. Partendo dal presupposto che non stiamo parlando di centri o negozi riconosciuti e con norme igienico-sanitarie regolari, va detto che molto spesso chi si sottopone ad un piercing o un tatuaggio fatto sulla spiaggia, in un locale accoccato (rectius: accroccato) per l’occasione, non è abbastanza informato sui rischi a cui si può andare incontro.

A) Il rischio può essere presente già prima di cominciare. Esistono categorie di persone per le quali è tassativamente proibito sottoporsi a piercing o a tatuaggi: persone allergiche o ipersensibili ai pigmenti o ai metalli; persone già affette da qualche infezione, che potrebbero degenerare; chi assume farmaci anticoagulanti (perché il sanguinamento successivo alla pratica potrebbe non riuscire ad arrestarsi); soggetti immunodepressi, che potrebbero sviluppare infezioni dovute all'introduzione dei pigmenti o del metallo; malati di cuore; soggetti affetti da patologie dermatologiche gravi, come la psoriasi.

B) Anche se non si presentano i problemi descritti prima, non bisogna dimenticare di fare molta attenzione all’artista della situazione. La sterilità dell'attrezzatura è la prima cosa da notare: aghi e pinzette devono essere tassativamente monouso, pena il rischio di contrarre infezioni non solo locali, ma, cosa ben peggiore, che interessano tutto l'organismo, come l'epatite o addirittura l'AIDS. Quindi, affidatevi a centri riconosciuti, che possano esibire un certificato rilasciato dal Ministero della Salute ad esercitare questa professione.

C) La cura della propria persona dopo il piercing o dopo il tatuaggio non termina uscendo dal centro e non va mai trascurata. Nel caso del piercing, assolutamente non va rimosso l'orecchino per i primi tre giorni, ma va disinfettato spesso, senza togliere le eventuali crosticine che possono formarsi. Dopo questi primi giorni, il foro si stabilizza e mantiene il proprio diametro costante. Attenzione a toglierlo prima perché potrebbe richiudersi con molta facilità e rapidità.

Per quanto riguarda il tatuaggio, invece, l'infiammazione superficiale asettica perdura circa 3 settimane, durante le quali è possibile notare un certo arrossamento della pelle (dovuto alle punture). Eventualmente fatevi consigliare dal dermatologo una crema antibiotica per proteggere la pelle, perché è possibile che solo una crema emolliente (tipo la vasellina) potrebbe non bastare, e anche perché in questo periodo potrebbe infettarsi molto di più.

E se non ci piacciono più? Ottima domanda. Per quanto riguarda il piercing, niente di più semplice che togliere il gioiello e il foro si richiuderà da solo in pochissimo tempo. Per il tatuaggio, la cosa si complica un po’. È vero che si può ricorrere al laser, ma è anche vero che il loro utilizzo e, soprattutto, la riuscita dell'intervento dipendono da molte incognite: estensione del tatuaggio, tempo che è trascorso dalla sua creazione, colore, frequentazione delle sedute laser, senza contare la cicatrice che comunque resta.

Cari lettori, come si dice? al peggio non c’è mai fine, quindi se venite presi da un attacco irresistibile di trasgressione sul vostro corpo, prendetevi 5 minuti per riflettere e preferite tatuaggi all’henné o altri tipi di gioielli.

Fonte Agi

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