La musica fa bene al cuore



Che la musica aiuti l'anima non è una novità. Alzi la mano chi non ha ascoltato canzoni malinconiche dopo la fine di un amore e ne ha tratto beneficio, oppure di una canzone simpatica, leggera e divertente per il buon umore?

Si chiama musicoterapica quella pratica che studia proprio le alterazioni e le variazioni che l’ascolto della musica può avere sullo stato d’animo di un individuo. Una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche.

È stato così provato che la musica può avere effetti e reazioni anche sull’organismo. La musicoterapia si basa proprio sul principio che il nostro cervello non “ascolta” semplicemente la musica ma la “sente”, e questo ha effetti evidenti e concreti sul benessere della persona, fisico e mentale.

Non è un luogo comune infondato dire che la musica classica provoca effetti positivi sulle donne (e anche sugli animali): secondo un recente studio portato avanti dall’Università di Pavia e pubblicato sulla rivista “Circulation” è una teoria verosimile.

La ricerca ha coinvolto 24 soggetti sani (12 musicisti e 12 non musicisti) che hanno ascoltato diversi tipi di musica (dalla Turandot di Puccini alla Nona di Beethoven, dalla cantata di Bach al Va Pensiero di Verdi).

La musica fa bene letteralmente al cuore e può essere uno strumento di aiuto nella prevenzione di infarti ed ictus. È la recente scoperta tutta italiana in tema di musicoterapia”. Secondo lo studio condotto dal team di Luciano Bernardi, il flusso sanguigno varia a seconda del ritmo musicale; di conseguenza si potrebbe provare a controllare il flusso cardiovascolare utilizzando ritmi musicali differenti. “Si è notato che ritmi veloci aumentano la pressione ed il battito cardiaco, mentre ritmi più rilassati ne causano la netta riduzione”.

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