Darwin non l'aveva previsto: l'evoluzione dichiara le donne brutte in via d'estinzione

Uno studio della University of Helsinki, condotto da ricercatori capitanati da Markus Jokela su un campione di 1.244 donne e 997 uomini statunitensi monitorati per 40 anni, sembrerebbe affermare con certezza che le belle donne si riproducono maggiormente e che sono aumentate rispetto agli inizi della nostra evoluzione, mentre gli uomini sono rimasti pressochè uguali.

Che l'homo erectus in certi casi fosse più diffuso di quel che avremmo voluto, non era un mistero, ma le considerazioni sono altre: sembrerebbe infatti emergere da questa ricerca che le donne brutte siano invece in via d'estinzione. Cosa si intenda però per donne belle e donne brutte, è un' immensa nebulosa.

La spiegazione scientifico-darwiniana di questa selezione naturale è presto spiegata: nel nostro DNA ormai sarebbe scritto che se si è donne e se si è belle, si ha tristemente maggiore possibilità di sopravvivenza e questo i nostri cromosomi l'avrebbero ormai imparato da secoli. L'interrogativo è però sempre lo stesso: quale bellezza, dato che oltretutto i canoni standardizzati della stessa sono radicalmente cambiati negli anni? Al tempo di Botticelli, non erano sicuramente le magre quelle belle, tanto per fare un esempio, così come era la pelle candida e non abbronzata il simbolo della vera bellezza. Ci vorrebbero far credere che il DNA possa essere in grado di disegnare i tratti di bellezza dettati da ogni epoca? Ma poi non si dice "non è bello ciò che bello ma è bello ciò che piace"?

In ogni caso, mi sorge un altro interrogativo: se a un certo punto sparisse magicamente e veramente la distinzione tra bello e brutto (nelle donne, negli uomini o anche nelle cose), dove andrebbe a finire il gusto della varietà del mondo? Che fine farebbero tutta una serie di termini linguistici tanto cari a scrittori e artisti?

Via | LaStampa

Foto | Vanitas

  • shares
  • Mail