Pari opportunità: "Gli universi femminili dell’università Sapienza”

Anche l'Università "La Sapienza", uno degli atenei storici della capitale, si adegua ai cambiamenti sociali e istituisce un Comitato interno per le Pari Opportunità. Tale struttura si propone di promuovere la cultura delle pari opportunità all'interno dell'ambito universitario, attraverso attività didattiche, seminari, incontri e attività di ricerca sui temi di integrazione delle donne nei vari ambiti e di affermazione delle stesse nella sfera pubblica.

Prodotto proprio da questo nuovo comitato un interessante documento denominato "Gli universi femminili dell'università Sapienza", che evidenzia alcune discrepanze che ancora persistono in un'era in cui l'emancipazione femminile dovrebbe essere una realtà del nostro paese, ma che fatica a prendere piede. specialmente in ambito lavorativo e culturale. Il documento offre un quadro completo analizzando la distribuzione per sesso all'interno della struttura universitaria, nei vari ambiti lavorativi e all'interno della popolazione studentesca.

Il fine è quello di raccogliere informazioni circa la partecipazione delle donne nelle attività sociali e una base per analizzare l'evoluzione dell'emancipazione femminile, la quale però sembra essere rallentata da alcuni ostacoli culturali e sociali:

"La partecipazione sociale delle donne si rivela sempre più indice eloquente dell’evoluzione di una società, vanificando la tradizione culturale di quei paesi che, benché pervenuti ad un certo livello di maturità, stentano ad incoraggiare la presenza femminile nelle istituzioni e nella vita organizzativa, ritardando, in tal modo, quel processo di parità tra i generi che l’Unione europea continua a porre tra i suoi obiettivi principali. Un impari inserimento femminile nella vita di un paese, attuato sia attraverso un ritardo educativo, tecnologico, giuridico e civico, sia attraverso una sua specializzazione troppo rigida in settori e funzioni marginali o magari negletti dall’altro sesso, finisce col produrre effetti boomerang negativi anche in diversi e apparentemente lontani settori nonché in prospettiva temporale."

Riguardo ai ruoli dirigenziali in facoltà, si evidenziano dati impressionanti riguardo alla predominanza maschile, con un picco di rapporto di 20(maschi) a 1(femmine) tra i due sessi:

"Non si può fare a meno di osservare come al top della carriera la sensibile riduzione della presenza femminile riproduca un fenomeno abbastanza diffuso nel mondo del lavoro dove le donne stentano ad affermarsi nelle posizioni apicali delle varie professioni. Si tratta com’è noto di un certo tipo di segregazione detta verticale che riguarda l’esclusione delle donne dalle posizioni di maggior potere all’interno delle organizzazioni in cui sono inserite, di quel famoso “tetto di cristallo” che le
separa dal raggiungimento delle posizioni di leadership."

Ci si chiede come mai questa possa essere una realtà così diffusa, visto che il successo delle donne raggiunto nel loro iter formativo è evidente e spesso superiore alla popolazione studentesca maschile. Tutto questo viene però raramente premiato da una posizione lavorativa soddisfacente:

"le ragazze sono più numerose dei ragazzi nelle scuole e nelle università, con curricula formativi e risultati migliori dei loro colleghi e con una permanenza all’interno del circuito formativo sino ai cicli più avanzati della formazione stessa. Pur tuttavia, questo eccellente background formativo non trova poi una corrispondenza adeguata in termini di inserimento professionale, con una evidente perdita di “capitale umano”, di talenti femminili che non vengono utilizzati o, com’è spesso il caso, vengono sottoutilizzati. (...) E malgrado le generazioni più giovani di donne avanzino velocemente in termini di capacità, formazione, esiti universitari, il nostro tasso d’occupazione femminile continua ad essere tra i più bassi d’Europa: un gap che ci distanzia da molti paesi dell’Unione europea, evidenziando il ritardo culturale ed il lungo cammino che ancora resta da percorrere in tema di pari opportunità, se si vuole riequilibrare concretamente i rapporti di genere che vedono ancor oggi una predominanza maschile nei luoghi decisionali della società, della cultura, dell’economia e della politica."

  • shares
  • Mail