Divorzio collaborativo per dirsi addio senza soffrire


Un divorzio collaborativo e sereno sembra una cosa impossibile, soprattutto per coloro che stanno affrontando il trauma dell’addio. Ripicche, rivendicazioni, richieste di soldi, affidamento dei figli: tutti temi delicati che trasformano un grande amore in odio. Esiste però un movimento internazionale convinto che la separazione possa essere civile e rispettosa. Questa formula si chiama proprio divorzio collaborativo.

È una tecnica nata negli anni Novanta negli Usa, grazie a un avvocato matrimonialista di Minneapolis e oggi si sta diffondendo anche in Europa, soprattutto Germania, Francia e Regno Unito. In Italia, 200 professionisti formati dall’Aiadc e dall’Iicl, stanno cercando di diffondere il concetto di divorzio collaborativo, nonostante i tempi della giustizia siano ancora molto lunghi.

In che cosa consiste? I coniugi devono collaborare, affrontando personalmente la questione divorzio con l’aiuto di un legale, un commercialista e di uno psicologo. Si devono ritrovare per discutere insieme delle soluzioni da adottare, invece che chiedere l’intervento del giudice. Per compiere questo cammino è necessario mettere da parte il livore, essere trasparenti e onesti. Ciò vuol dire che non devono esserci conti sconosciuti e che la situazione patrimoniale deve essere dichiarata completamente.

In che cosa si differenzia dalla separazione consensuale? In questo caso l’accordo è stabilito solo dagli avvocati, qui i professionisti devono essere neutrali e assistere i clienti nelle loro scelte. È un modo per soddisfare al meglio le esigenze degli ex coniugi e rendere più sopportabile il peso del divorzio. Attenzione, non sempre la mediazione va a buon fine… ci si prova, poi se proprio non dovesse andar bene, c’è sempre il tribunale.

Via| D Repubblica

Foto| Flickr

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