I miti sul sesso che rendono vulnerabili al disturbo psicosessuale

Quando parliamo di disturbi sessuali siamo soliti pensare ad essi come disturbi della sfera emotiva e lo sono in grande misura. Esistono però anche dei pensieri, delle credenze cognitive, delle vere e proprie mitologie sul sesso, che sostengono il disturbo e sono in grado anche di scatenarlo.Queste credenze sono, nella sostanza, delle opinioni che, oltre ad

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Quando parliamo di disturbi sessuali siamo soliti pensare ad essi come disturbi della sfera emotiva e lo sono in grande misura. Esistono però anche dei pensieri, delle credenze cognitive, delle vere e proprie mitologie sul sesso, che sostengono il disturbo e sono in grado anche di scatenarlo.
Queste credenze sono, nella sostanza, delle opinioni che, oltre ad essere errate o eccessive, e comunque disfunzionali, hanno la caratteristica della doverizzazione, ossia nella maggiorparte dei casi si presentano come un “dover fare” o un “dover essere”.
Sono stati diversi gli studiosi che se ne sono occupati, ne vediamo di seguito alcuni e le credenze che hanno individuato. 
Zilbergeld nel 1999 condusse uno studio su uomini con disturbi dell’erezione, riscontrando in essi la presenza, fortemente radicata, dei seguenti pensieri: ”Un uomo vero desidera sempre ed è sempre pronto a un rapporto sessuale”, ”Un uomo vero è sessualmente funzionante”, ”il sesso è sostanzialmente un pene rigido e tutto ciò che si può fare con esso”, ”il sesso equivale al rapporto sessuale in senso stretto”.
Un individuo maschio, che condivida con convinzione questo set di credenze errate sulla sessualità, è più suscettibile a sviluppare delle idee catastrofiche sulle potenziali conseguenze di un eventuale fallimento sessuale. Confrontato con un episodio, anche transitorio, di questo tipo, è facile che sviluppi idee negative su sè stesso: “sono un mezzo uomo”, “sono un fallimento”, “non risolverò mai questo problema”. La commistione fra mitologia sessuale e questi attacchi al concetto di sè cominciano così a rinforzarsi reciprocamente in un circolo vizioso.
Hawton nel 1985 individuò invece una serie di miti sulla sessualità femminile che potremmo inserire nell'etichetta  “conservatorismo sessuale” e che risultano doppiamente disturbanti sia per gli uomini che per le donne, perché hanno il connotato della “pretesa” per i primi e della “repressione” per le seconde: “Qualsiasi donna prenda l’iniziativa sessuale è immorale”, “il sesso deve accadere solo su iniziativa dell’uomo”, “la masturbazione è sporca o pericolosa”, “è sbagliato avere fantasie durante il rapporto”.
Heiman e LoPiccolo  nel 1988, in un lavoro dedicato alle difficoltà orgasmiche femminili, individuarono altri miti tipici delle donne con disfunzione sessuale, alcuni inseribili nella precedente categoria del conservatorismo sessuale (“una donna per bene non si eccita con materiale erotico”, “l’orgasmo vaginale è più femminile e maturo dell’orgasmo clitorideo”) e altri che si declinavano su  dimensioni legate al ruolo, all’età e all’aspetto: “il sesso è solo per le donne sotto i 30 anni”,  “la vita sessuale delle donne finisce con la menopausa”.
Altri miti ancora erano invece più propriamente legati alla performance: “le donne normali hanno l'orgasmo ogni volta che fanno sesso”, “ogni donna può avere orgasmi multipli”, “una donna sana può sempre essere eccitata dal partner”, “qualcosa non va con una donna se non può avere l’orgasmo facilmente e velocemente”.
Sia uomini che donne possono essere vittime dell’influenza negativa di queste credenze disfunzionali. E’ questo il motivo per cui molti disturbi legati alla sfera sessuale possono avvalersi con successo di un lavoro psicoterapeutico che aiuti le persone a ridimensionare e correggere le proprie idee errate su cosa sia una sessualità matura e piena. 

Fonte: Dysfunctional sexual beliefs as vulnerability factors for sexual dysfunction

Dr. Giulietta Capacchione

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