Le 5 poesie d’amore più romantiche di Emily Dickinson

Le più belle poesie d’amore di Emily Dickinson secondo la redazione di Blogo, i versi più dolci da dedicare a chi amiamo

Emily Dickinson è una poetessa americana molto amata in tutto il mondo, le sue opere sono state trovate e valorizzate solo dopo la morte, la nipote si è occupata di far pubblicare le sue poesie che, nel giro di qualche anno, hanno avuto un incredibile successo. Emily Dickinson visse per lo più amori platonici, rimase reclusa in casa per buona parte della sua vita, non andò neanche al funerale dei suoi genitori.

La produzione di Emily Dickinson è immensa, le sue poesie sono belle e raccontano l’amore, la vita e il mondo attraverso i piccoli particolari, nel periodo in cui ha vissuto lei, tra il 1830 e il 1886, il suo stile di scrittura era considerato troppo semplice, negli anni però è stato rivalutato tant’è che anche adesso è molto attuale.

Tra le tantissime poesie d’amore di Emily Dickinson ne ho scelte cinque, quelle che secondo me sono le più belle.

Se io potrò impedire

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano-
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena-

o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

Che sia l’amore tutto ciò che esiste

Che sia l’amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell’amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.

Invidio i mari che lui attraversa

Invidio i mari che lui attraversa –
invidio i raggi delle ruote
della carrozza che lo porta in giro –
invidio le curve colline
che osservano il suo viaggio.
Tutti possono vedere facilmente
quel che invece – ah, cielo –
a me è vietato assolutamente.

Invidio i nidi dei passeri
che punteggiano le sue lontane grondaie –
la mosca soddisfatta sul suo vetro –
e le foglie felici – felici –

che fuori dalla sua finestra
scherzano approvate dall’estate –
gli orecchini di Pizarro
non potrebbero acquistare ciò per me.

Invidio la luce che lo sveglia –
e le campane che gli annunciano con forti
rintocchi il mezzogiorno. Fossi io
per lui il mezzogiorno.

Ma mi vieto di fiorire –
e annullo la mia ape –
per paura che il mezzogiorno
sprofondi me e Gabriele nella notte infinita.

Se tu dovessi venire in autunno

Se tu dovessi venire in autunno
mi leverei di torno l’estate
con un gesto stizzito e un sorrisetto,
come fa la massaia con la mosca.

Se entro un anno potessi rivederti,
avvolgerei in gomitoli i mesi,
per poi metterli in cassetti separati –
per paura che i numeri si mescolino.

Se mancassero ancora alcuni secoli,
li conterei ad uno ad uno sulla mano –
sottraendo, finché non mi cadessero
le dita nella Terra di Van Dieman *.

Se fossi certa che, finita questa vita,
io e te vivremo ancora –
come una buccia la butterei lontano –
e accetterei l’eternità all’istante.

Ma ora, incerta della dimensione
di questa che sta in mezzo,
la soffro come l’ape-spiritello
che non preannuncia quando pungerà.

Chi è amato non conosce morte

Chi è amato non conosce morte,
perché l’amore è immortalità,
o meglio, è sostanza divina.

Chi ama non conosce morte,
perché l’amore fa rinascere la vita
nella divinità.

Foto | da Flickr di pictoquotes